Struscio, ‘O Strùscio e la zuppa di cozze

Struscio, ‘O Strùscio e la zuppa di cozze

Parole della lingua napoletana, quasi dimenticate:

Struscio, ‘O Strùscio
Le tradizioni del Giovedì Santo a Napoli
Lo struscio e la zuppa di cozze

Dal dizionario Treccani: Strùscio s. m. [der. di strusciare]. – 1. A Napoli, il passeggio in via Toledo e via Chiaia, in occasione della visita ai Sepolcri, nella settimana santa (così chiamato dallo strusciare dei piedi sul fondo stradale o dallo strusciarsi delle persone tra loro, nel grande affollamento).
Lo struscio a Napoli nasce allorquando San Filippo Neri chiese di visitare in un solo giorno, le sette chiese più importanti di Roma, opponendosi ai festeggiamenti pagani del carnevale e spostando l’attenzione sui luoghi sacri della città romana e il rito si estese anche in altre città di origine cristiana, tra cui la cattolicissima Napoli. Il rito del Giovedì Santo prevede l’adorazione del Santissimo Sepolcro del Cristo morto e la visita da parte del fedele ad almeno sette chiese principali della propria città. Il numero sette infatti essendo un numero altamente sacro, corrisponde per assonanza ai sette gradi della perfezione, alle 7 sfere celesti, ai 7 rami dell’albero cosmico. Ma ha anche a che fare con istanze cosmologiche: il numero 7 indica anche i 7 maggiori pianeti del sistema solare, indica infine il rinnovamento umano e spirituale. In passato l’itinerario usuale si svolgeva a partire da piazza Dante lungo tutta via Toledo per giungere a Piazza Plebiscito e ‘e ssette chiesielle erano tutte su quel percorso: Spirito Santo, San Nicola alla Carità, San Liborio alla Pignasecca, Madonna delle Grazie, Santa Brigida, San Ferdinando di Palazzo.
Ai tempi dei Borbone tutta la famiglia reale, con l’intera compagnia delle Real Guardie del Corpo e un corteo di cortigiani al seguito, dopo il vespro del Giovedì Santo, si recava a piedi nelle chiese limitrofe per fare visita ai sepolcri. Anche il popolo napoletano, vi partecipava e vigente il divieto di circolazione di carri e carrozze, i fedeli erano costretti a camminare a piedi e, poiché la folla nel tempo si fece numerosa, il passeggio divenne lento e si procedeva strusciando i piedi a terra.

Il Grande Viviani lo descrive in una sua Poesia:

‘O struscio

Giovedì Santo ‘o «struscio» è nu via vaie:
Tuledo è chiena ‘e gente ‘ntulettata,
ca a pede s’ha da fa’ sta cammenata,
pe’ mantene’ n’usanza antica assaie.
– Mammà, ci andiamo? – Jammo. Ma che faie?
– Vediamo due sepolcri e ‘a passeggiata.
E ‘a signurina afflitta e ‘ncepriata
cerca ‘o marito ca nun trova maie.
‘A mamma ‘areto, stanca, pecché ha visto
ca st’atu «struscio» pure se n’è ghiuto,
senza truva’ chill’atu Ggiesucristo,
s’accosta a’ figlia: – Titine’, a mammà,
ccà cunzumammo ‘e scarpe. – L’ho veduto.
E me l’hai detto pure un anno fa.

A Napoli il Giovedì Santo si conclude sempre con una bella zuppa di cozze. Potremmo definirla zuppa di cozze rinforzata perché viene accompagnata in genere da una fresella o impreziosita da qualche gambero o un polpo a seconda della disponibilità. Ma quello che veramente distingue questo piatto è l’olio forte dal colore rosso per la presenza di peperoncino piccante che si aggiunge alla fine della preparazione del piatto.
Napoli come tutti i paesi caldi, ama il piccante e la ragione della formazione di questo gusto è che l’uso del peperoncino fa davvero bene alla salute ed ha una funzione antinfiammatoria.
Ma da dove viene questa tradizione della zuppa di cozze?
Essa viene dal tempo di Ferdinando I di Borbone, che era golosissimo di pesce e di frutti di mare e segnatamente delle cozze che lui stesso pescava nelle acque sotto Posillipo e spesso se le faceva approntare in maniera piuttosto sontuosa con una ricetta di sua invenzione (cozzeche dint’â connola), volle accettare l’ammonimento del padre domenicano Gregorio Maria Rocco che gli consigliava di non eccedere con peccati di gola, almeno durante la settimana santa.
Il monarca, furbescamente, per non rinunciare alle sue cozze tanto gradite ordinò ai cuochi di preparare per il Giovedì Santo, una preparazione meno sontuosa e si fece servire la zuppa di cozze con pomodoro e salsa forte di peperoni. La notizia uscì dalle cucine di palazzo e si diffuse per la città e da quel giorno nasce la tradizione di quella gustosa zuppa. Successivamente il popolo in alternativa alle cozze usò le lumache e si ebbe una zuppa di lumache (di terra e facilmente reperibile nelle zone di campagna : maruzze), preparata con il medesimo sugo di quella di cozze. Ultima alternativa è l’uso dei maruzzielli (lumachine ii mare).

Dall’università all’Expo, sosteniamo KEEPSCORE

Dall’università all’Expo, sosteniamo KEEPSCORE

keepscoreLa storia e’ quella di un gruppo di studenti della Facoltà di Economia e Commercio che su ispirazione del Prof. Roberto Vona, ordinaria di Economia e Management, e della Dott.ssa Nadia di Paola, hanno intrapreso il Laboratorio Creatività’ Imprenditoriale, dove si sono cimentati nella prototipazione di una StartUp. Da questa esperienza e’ nata KEEPSCORE, una idea di app per l’ottimizzazione dell’economia personale e familiare. Lo scorso 4 giugno KEEPSCORE ha presentato il suo Pitch all’evento NaStartUp, ben figurando. E’ di oggi la notizia che KEEPSCORE partecipata’ il prossimo 19 e 20 giugno all’Expo di Milano. KEEPSCORE e’ uno dei tanti esempi di giovani innovatori napoletani che tanto possono dare al tessuto imprenditoriale partenopeo. Sosteniamo KEEPSCORE con un like, portiamo Napoli all’Expo.

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Giornata Mondiale dell’Autismo

Il giorno 2 aprile 2014 si celebra in tutto il mondo, indetta dalle Nazioni Unite, la VII giornata mondiale dell’Autismo. Una patologia che anno dopo anno si diffonde sempre di più tanto che gli esperti parlano apertamente di pandemia.