‘ O TARTARUGARO, il tartarugaio

‘ O TARTARUGARO, il tartarugaio

Il tartarugaio era un  artigiano che lavorava il guscio di tartaruga ricavando svariati oggetti, dai più comuni a quelli di grandissimo valore. Quest’arte, bisogna chiamarla così, si sviluppa in Napoli dal 1600 circa, con produzione opere pregiatissime quali cornici, intarsi con tartaruga e madreperla. Uno dei più famosi tartarugai  fu  un certo Giuseppe Serao che negli anni 30 del 18° secolo era famosissimo e nel 1734, diventato re Carlo III di Borbone volle che avesse il suo laboratorio adiacente alle mura del Palazzo Reale di Napoli. Questa arte ora scomparsa, io la ricordo. Un fratello di mia madre, il primo fratello, nato nella seconda metà dell’800 era un “tartarugaro”, si chiamava Vincenzo Esposito ed aveva il suo laboratorio presso la sua abitazione, ovvero faceva “casa e puteca” in Salita Cariati 29, nei Quartieri spagnoli nei pressi della Chiesa S.Maria del Carmine alla Concordia. Mi ricordo che mia madre mi ci portava almeno ogni mese ed io mi incantavo a vedere questo zio lavorare, ma molto spesso mi divertivo a giovare nel giardino del interno al palazzo, dotato di alberi di agrumi ed io giocavo con un gatto, un castrato ma così giochellerone. Pigliavo i mandarini o gli aranci piccoli e li usavo come pallina, divertendo il gatto e me ma facendo arrabbiare la zia Elvira, moglie di mio zio. La produzione dello zio consisteva soprattutto di oggettistica personale o per la casa, quali portasigarette, cornici, pettini e meglio “pettenesse”, cornici portaritratti, scatole portaoggetti, montature per occhiali e tanto altro. Ricordo vagamente le vasche  di ammollo e una pressetta, poi i mie ricordi si perdono, questo zio agli inizi degli anni ‘50 (credo 1953) ci lasciò e da allora non ho mai più visto qualcuno lavorare il guscio di tartaruga o meglio testuggine.

SEBASTA’ – ISOLIMPIADI  e la stazione Duomo della linea 1

SEBASTA’ – ISOLIMPIADI e la stazione Duomo della linea 1

 Ormai ci siamo quasi, il progetto sarà presentato a Palazzo S.Giacomo e la fine dei lavori prevista per la fine del 2019, ma già con apertura entro settembre. La stazione Duomo della linea 1 della metropolitana di Napoli, progettata dall’architetto Massimiliano Fuksas, renderà visibile e visitabile, alla sua apertura (forse dicembre 2015), i resti del luogo ove si svolgevano le Isolimpiadi o Sebastà di Neapolis.[NAPOLI - 9] CAMPANIA/PROVINCIA/02 ... 04/10/12 Cosa erano i Sebastà? Erano giochi che avevano la caratteristica dei giochi olimpici, detti anche isolimpici. Napoli (Neapolis), unica città d’Occidente, ebbe il privilegio di essere assunta a città olimpica e celebrare i giochi olimpici in onore di Roma e di Augusto in quanto i giochi erano vietati in Occidente, ma non in Naepolis, perche? Per prima cosa bisogna considerare che Neapolis , con il decadimento dell’ellenismo della Sicilia e della Magna Grecia, era l’unica metropoli ellenistica dell’Occidente, eccetto quello della Grecia vera e propria. Neapolis, nella prima età dell’Impero, era ancora di lingua greca e non solo, ma anche di istituzioni, di culti e di costumi di vita. Si dice che a Napoli fossero celebrati giochi in onore di Partenope, poi furono un ringraziamento in onore di Augusto per aver aiutato la città sconvolta da un recente terremoto. Gli “Italika Romania Sebastà Isolimpia” furono istituiti con un editto dell’Imperatore, si dice, nell’anno 2 a.C., ma furono celebrati per la prima volta nel 2 d.C., come dimostrato da una iscrizione ritrovata durante i lavori per gli scavi della stazione Duomo, della linea 1 della metropolitana. Durante gli scavi sono state trovate vestigia, iscrizioni e templi che hanno svelato parte della cittadella olimpica. 200003584-2e0e0dac-8989-48e8-95dd-046d439e7c42 Note dicono che fu ritrovato un tempio su podio di un ambulacro che si affacciava su uno spazio aperto delimitato in portico. Questo tempio forse era dedicato al culto dell’imperatore; lo testimonia il ritrovamento di una testa di identificazione incerta, in un primo momento si disse Nerone, poi si pensa rappresenti Germanico o un fratello di Caligola. Al ritrovamento è stato dato il nome di: “Complesso monumentale dei Giochi Isolimpici”. Dopo approfondite ricerche si è giunti alla conclusione che lo spazio delimitato dal portico possa essere una pista di atletica, mentre l’ippodromo sembra essere dislocato verso il mare, alla attuale Via Nolana. La pista di atletica coinciderebbe con l’attuale Corso Umberto. Il ritrovamento di lastre di marmo, alcune in frammenti ma altre conservate quasi integralmente, hanno permesso di approfondire di più la conoscenza di questi giochi in quanto esse portano incise i nomi dei vincitori e la disciplina praticata. Si è venuto alla conclusione che essi comprendevano gare ginniche ed ippiche, nonché gare musicali e teatrali. Le gare ginniche consistevano essenzialmente in gare di corsa, salto in lungo, lancio del disco e del giavellotto, lotta. Le gare ippiche le specialità erano costituite dal tethrippon,, corsa dei carri con quattro cavalli, dalla synoris, carri con due cavalli, e dalkeles, o cavallo montato, in tutti i casi con le categorie di cavalli adulti o puledri. La gara era vinta dal cavallo, dalla biga o dalla qua-driga che per primo tagliava il traguardo, con o senza fantino o auriga, e ciò perché, in tutti i giochi equestri, la vittoria era assegnata non al fantino ma al proprietario del cavallo. 8-507feb546b Una lastra marmorea rinvenuta nelle vicinanze della zona di via Nolana, ovvero in via S Anna alle Paludi, può essere messa in relazione ai Sebastà, essa si riferisce alle vittorie di Marco Aurelio Emagora di Magnesia al Silipo, un lottatore. Le corone in rilevo sono in riferimento alle sue vittorie. 2459 Come si diceva , l’anno della prima edizione è datato il 2 d.C., questo è dimostrato da una iscrizione riprovata durante gli scavi, non si ha però data certa per la ultima edizione , si presume siano continuale fino al III- IV secolo. Per saperne di più si invita a visitare i siti: https://www.academia.edu/3533661/I_Sebasta_di_Neapolis._Il_regolamento_e_il_Programma http://docenti2.unior.it/doc_db/doc_obj_18726_22-10-2010_4cc1ce2644c39.pdf Siti davvero interessanti dai quali sono state tratte le informazioni riportate. Nel museo archeologico di Napoli ci sono altri reperti. Isolimpiadi Aspettiamo con trepidazione la apertura della stazione Duomo, in piazza Nicola che come di evince dalle foto sarà un altro fiore all’occhiello per la nostra città. Galario Gennaro ©

SEBASTA’ – ISOLIMPIADI  e la stazione Duomo della linea 1

SEBASTA’ – ISOLIMPIADI e la stazione Duomo della linea 1

 Ormai ci siamo quasi, il progetto sarà presentato a Palazzo S.Giacomo e la fine dei lavori prevista per la fine del 2019, ma già con apertura entro settembre. La stazione Duomo della linea 1 della metropolitana di Napoli, progettata dall’architetto Massimiliano Fuksas, renderà visibile e visitabile, alla sua apertura (forse dicembre 2015), i resti del luogo ove si svolgevano le Isolimpiadi o Sebastà di Neapolis.[NAPOLI - 9] CAMPANIA/PROVINCIA/02 ... 04/10/12 Cosa erano i Sebastà? Erano giochi che avevano la caratteristica dei giochi olimpici, detti anche isolimpici. Napoli (Neapolis), unica città d’Occidente, ebbe il privilegio di essere assunta a città olimpica e celebrare i giochi olimpici in onore di Roma e di Augusto in quanto i giochi erano vietati in Occidente, ma non in Naepolis, perche? Per prima cosa bisogna considerare che Neapolis , con il decadimento dell’ellenismo della Sicilia e della Magna Grecia, era l’unica metropoli ellenistica dell’Occidente, eccetto quello della Grecia vera e propria. Neapolis, nella prima età dell’Impero, era ancora di lingua greca e non solo, ma anche di istituzioni, di culti e di costumi di vita. Si dice che a Napoli fossero celebrati giochi in onore di Partenope, poi furono un ringraziamento in onore di Augusto per aver aiutato la città sconvolta da un recente terremoto. Gli “Italika Romania Sebastà Isolimpia” furono istituiti con un editto dell’Imperatore, si dice, nell’anno 2 a.C., ma furono celebrati per la prima volta nel 2 d.C., come dimostrato da una iscrizione ritrovata durante i lavori per gli scavi della stazione Duomo, della linea 1 della metropolitana. Durante gli scavi sono state trovate vestigia, iscrizioni e templi che hanno svelato parte della cittadella olimpica. 200003584-2e0e0dac-8989-48e8-95dd-046d439e7c42 Note dicono che fu ritrovato un tempio su podio di un ambulacro che si affacciava su uno spazio aperto delimitato in portico. Questo tempio forse era dedicato al culto dell’imperatore; lo testimonia il ritrovamento di una testa di identificazione incerta, in un primo momento si disse Nerone, poi si pensa rappresenti Germanico o un fratello di Caligola. Al ritrovamento è stato dato il nome di: “Complesso monumentale dei Giochi Isolimpici”. Dopo approfondite ricerche si è giunti alla conclusione che lo spazio delimitato dal portico possa essere una pista di atletica, mentre l’ippodromo sembra essere dislocato verso il mare, alla attuale Via Nolana. La pista di atletica coinciderebbe con l’attuale Corso Umberto. Il ritrovamento di lastre di marmo, alcune in frammenti ma altre conservate quasi integralmente, hanno permesso di approfondire di più la conoscenza di questi giochi in quanto esse portano incise i nomi dei vincitori e la disciplina praticata. Si è venuto alla conclusione che essi comprendevano gare ginniche ed ippiche, nonché gare musicali e teatrali. Le gare ginniche consistevano essenzialmente in gare di corsa, salto in lungo, lancio del disco e del giavellotto, lotta. Le gare ippiche le specialità erano costituite dal tethrippon,, corsa dei carri con quattro cavalli, dalla synoris, carri con due cavalli, e dalkeles, o cavallo montato, in tutti i casi con le categorie di cavalli adulti o puledri. La gara era vinta dal cavallo, dalla biga o dalla qua-driga che per primo tagliava il traguardo, con o senza fantino o auriga, e ciò perché, in tutti i giochi equestri, la vittoria era assegnata non al fantino ma al proprietario del cavallo. 8-507feb546b Una lastra marmorea rinvenuta nelle vicinanze della zona di via Nolana, ovvero in via S Anna alle Paludi, può essere messa in relazione ai Sebastà, essa si riferisce alle vittorie di Marco Aurelio Emagora di Magnesia al Silipo, un lottatore. Le corone in rilevo sono in riferimento alle sue vittorie. 2459 Come si diceva , l’anno della prima edizione è datato il 2 d.C., questo è dimostrato da una iscrizione riprovata durante gli scavi, non si ha però data certa per la ultima edizione , si presume siano continuale fino al III- IV secolo. Per saperne di più si invita a visitare i siti: https://www.academia.edu/3533661/I_Sebasta_di_Neapolis._Il_regolamento_e_il_Programma http://docenti2.unior.it/doc_db/doc_obj_18726_22-10-2010_4cc1ce2644c39.pdf Siti davvero interessanti dai quali sono state tratte le informazioni riportate. Nel museo archeologico di Napoli ci sono altri reperti. Isolimpiadi Aspettiamo con trepidazione la apertura della stazione Duomo, in piazza Nicola che come di evince dalle foto sarà un altro fiore all’occhiello per la nostra città. Galario Gennaro ©

Giornata Mondiale della Pasta, maccaronari e il  “Doje allattante” e il “Tre Garibarde”,

Giornata Mondiale della Pasta, maccaronari e il “Doje allattante” e il “Tre Garibarde”,

Compie 20 anni la Giornata Mondiale della Pasta, che dal 1998 celebra il 25 ottobre il piatto simbolo dell’Italia, quest’anno il cuore della festa è a Dubai, capitale del World Pasta Day, promosso dall’Associazione delle industrie del Dolce e della Pasta Italiane e all’Ipo, International Pasta Organization. Sono passati, infatti, 20 anni dalla prima, storica edizione di Napoli che ha fissato la data del 25 ottobre per celebrare l’alimento simbolo della dieta mediterranea.   Lo scorso anno la manifestazione fu ospitata dal Brasile, il maggior produttore di pasta al mondo, con San Paolo nel ruolo di “capitale” della pasta.

Come si diceva, il primo World Pasta Day si è svolto a Napoli nel 1998. Da allora, questo evento si tiene ogni anno, trasferendosi a Genova (1999), Roma (2000, 2001 e 2002), Napoli (2003), New York (2004), Barcellona (2005), Roma (2006), Città del Messico (2007), Istanbul (2008), New York (2009), Rio de Janeiro (2010), Roma (2011), Città del Messico (2012), Istanbul (2013), Buenos Aires (2014) e poi ancora, questa volta a Milano (25-27 ottobre 2015) all’EXPO 2015. Nel 2016 è stato il turno di Mosca e poi San Paolo del Brasile ed ora Dubai

Le celebrazioni prevedono un evento a cui parteciperanno 250 delegati tra pastai, Istituzioni, rappresentanti della comunità scientifica, giornalisti e opinion leader del food. Un amore senza confini che accomuna circa 200 paesi nel mondo, ma in un caso su quattro la produzione è italiana. Non a caso, gli spaghetti sono il formato più amato a livello globale.

A Napoli per gli anni passati si usavano più i vermicelli che gli spaghetti per la vendita ambulanti perché mantenevano più la cottura. I venditori venivano chiamati maccaronari”, con lo stesso termine venivano appellati anche i produttori di maccheroni, le categorie di maccaronari di strada erano due, quelli che avevano una postazione fissa e cuocevano al momento i maccheroni e li servivano ancora caldi e gli ambulanti, che giravano per le stradine di Napoli con una cesta colma di maccheroni, dove si cercava il più possibile mantenerli caldi. Di solito venivano mangiati senza l’uso delle posate, al loro posto si usavano le mani, con buona pace di formazione di anticorpi. Le principali categorie di vendite erano il  “Doje allattante!” e il “Tre Garibarde”, perché erano chiamati così?  Soprattutto dal loro costo, infatti costavano rispettivamente  due o tre centesimi, il primo “allattante“ ovvero pietanza che vi nutrisce era in bianco, condita con formaggio pecorino e pepe e costava come detto due centesimi. Quello che costava tre centesimi era condita anche con il pomodoro, ovvero la Garibalda dal colore rosso della camicia di Garibaldi.

maccaronaro ambulante

maccaronaro a posto fisso

Monete Pesi e Misure sotto il Regno delle due Sicilie

Monete Pesi e Misure sotto il Regno delle due Sicilie

Il Regno delle due Sicilie aveva proprie misure di peso, volume, capacità, lineari e  monetarie, ancora oggi in alcuni paesi dell’entroterra campano, soprattutto nell’ex Terra di Lavoro, Irpinia o Beneventano la terra si indica in Moggio ( o Muio). La portata dell’acqua era indicata con il Cannone, a tal uopo vedasi la denominazione di via Mezzocannone nel libro Napoli Street edito dalla Clean.

Speriamo di non averne dimenticata qualcuna, le elenchiamo in ordine alfabetico

Acino

Misura di peso, sotto il Regno di Napoli un acino era uguale a 0.04455 grammi

Barile

Quantità di liquido contenuto nell’omonimo recipiente; prima dell’introduzione del sistema metrico decimale, costituiva la misura di capacità (ovvero, la misura del volume) dei liquidi, specialmente per vino e olio. Nel Regno delle Due Sicilie, prima del 1840, il barile (=”60 caraffe di botte = 66 caraffe di vendita a minuto) era uguale a 43,621600 litri. La legge del 6 aprile 1840, n, 6048, stabilì che per la misurazione di alcuni liquidi (come il vino, l’aceto e l’acqua) si facesse uso del solo barile di Napoli considerato come unità e diviso in 60 caraffe (di once 27,143 ossia 814,3 trappesi = 725,539 grammi). La capacità (o cubatura) del barile legale di Napoli, dopo il 1840, valeva 43,625030 litri pari ad un peso d’acqua distillata di 48,858 rotoli ovvero 43,532331 chilogrammi

Botte

Antica unità di misura della stazza dei bastimenti. La botte (o bolla) indicava il contenitore per vino utilizzato per valutare le dimensioni di una nave. La botte napoletana, nel secolo XIII, conteneva circa 470 litri. Prima del 1840, la botte napoletana (= 12 barili) valeva 523,4594 litri. Due botti per vino costituivano un carro (di vino); ogni botte era della capacità di 28,556 palmi cubici pari a 0,52346 metri cubi (= 523,460 decimetri cubi ovvero 523,46 litri). La botte per vino napoletana, dopo la legge del 6 aprile 1840 (pubblicata il 22 aprile), era composta da 12 barili ed aveva una capacità di 523,5 litri. Era pari ad un peso d’acqua distillata di 490,31219 chilogrammi). La botte utilizzata nel commercio dell’olio a Napoli era composta di 44 staja napoletane, oppure di salme 2 e 3/4 (di rotoli 165 e 1/3, per un totale di rotoli 454 e 2/3) pari a 405,1(x)72 chilogrammi. La botte legale napoletana conteneva olio per 5,366 cantaja equivalenti a 478,10909 Kg.

Braccio

Unità di misura lineare (o di lunghezza) in uso prima dell’adozione del sistema metrico decimale. Valeva: 0,5421 metri a Napoli.  Nel Regno delle Due Sicilie era in uso anche il braccio o brassata per la marina (= 5 piedi parigini) pari a 1,6242 metri.

Canna

Misura di lunghezza utilizzata prima dell’introduzione del sistema metrico decimale. In base all’editto del 6 aprile 1480, emanato da Ferdinando I d’Aragona, veniva utilizzata la canna composta di 8 palmi avente valore di 2,109360 metri. Questa canna era utilizzata nel commercio al minuto dei tessuti e nelle misurazioni inerenti a costruzione di fabbricati; nella pratica era pari a 2,12 metri (considerando ogni palmo di 26,5 centimetri). La legge del 6 aprile 1840, emanata da Ferdinando II, stabilì che doveva utilizzarsi la canna lineare composta da 10 palmi avente valore di 2,6455026455 metri.

Cannone

Misura di volume utilizzata prima dell’adozione del sistema metrico decimale. La canna cubica di liquido era pari a botti 17, barili Il, caraffe 9 e 1/4.

Cantaro o cantaio

Misura di peso, frequentemente usata nei documenti marini. Il cantaro napoletano, sin dal 1480, era composto di 100 rotoli ed era equivalente a chilogrammi 89,09972.

Caraffa

Antica unità di misura di capacità per i liquidi, in uso nel Napoletano. Era di due tipi: caraffa di botte e caraffa di vendita al minuto.  La caraffa di botte, utilizzata nei traffici mercantili, era corrispondente a:

  • 0,7270266 litri, dal 1480 al 1811;
  • 0,7270270 litri, dal 1811 (giusta legge del 19 maggio) al 1840;
  • 0,7270838 litri (= 0,725539 Kg. di acqua distillata), dallo gennaio 1841.

La caraffa di vendita minuto, usata nel commercio minuto valeva:

  • 0,6609333 litri, dal 1480 al 1811;
  • 0,6604190 litri, dal 1811 al 1840;
  • 0,6609853 litri, dal gennaio 1841.

La legge del 6 aprile 1840 stabilì che 60 caraffe di botte o 66 caraffe di vendita a minuto costituivano un barile (di vino o di acquavite).

La caraffa era anche utilizzata come unità di misura di capacità per il vino e valeva 0,7277029 litri (= 0,7261627 chilogrammi).

Carlino

Moneta d’argento o anche d’oro coniata per la prima volta nel 1278 nella Zecca di Napoli da Carlo d’Angiò.

Il carlino d’argento, coniato dai Borboni, costituiva la decima parte di un ducato napoletano.

In ordine temporale, il carlino del Regno delle due Sicilie ha assunto i seguenti valori:

  • carlino di 10 grana (20 tomesi) pari a 0,4368 lire italiane (fino al 1784);
  • carlino di 10 grana (20 tomesi) pari a 0,42249 lire italiane (dal 1784 al 1814);
  • carlino di 10 grana (o 100 cavalli) pari a 0,4249 lire italiane (giusta legge del 14 agosto 1814).

Cavallo (abbr. callo)

Moneta di rame coniata nel 1472 da Ferdinando I d’Aragona.

La sua coniazione continuò con tipi vari, salvo breve interruzioni, fino al 1815, anno in cui fu sostituito dal Tornese. Il cavallo, nel tempo, ha assunto diversi valori:

  • 0,0036 lire italiane, fino al 1784;
  • 0,0035 lire italiane, dal 1784 al 1814. Fino al 1814, il cavallo era la dodicesima parte di un grano napoletano. Con la legge del 14 agosto 1814 divenne la decima parte di un grano napoletano e valeva 0,0042 Lit.

Vedasi Piazza Ottocalli stesso libro citato

Ducato

Il ducato napoletano si suddivideva in:

  • ducato di 100 grana, pari a 4,3685 lire italiane (fino al 1784);
  • ducato di 100 grana, pari a 4,2487 lire italiane (dal 1784 al 1814);
  • ducato di 10 carlini (o 100 grana) pari a 4,2487 lire italiane (giusta legge del 14 agosto 1814).

Quest’ultima suddivisione, stabilita dalla legge del 14 agosto 1814 e confermata dalla legge del 20 aprile 1818, fu legalmente in uso fin oltre il 1861.

Con Regio Decreto del 17 luglio 1861 il valore del ducato fu fissato a 4,25 lire italiane. Attualmente (1990), il valore (calcolato) è di circa 25000 lire  italiane

Grana o grano o soldo

Moneta d’argento e rame fatta coniare da Ferdinando I d’Aragona per il Regno delle Due Sicilie, che equivaleva idealmente la 6001 parte dell’oncia d’oro.

Fino al 1814 si divideva in 12 cavalli o 2 tornesi; con la legge del 14 agosto 1814 fu introdotta la divisione in10 cavalli.

Libbra

Unità di misura di peso, che si divideva in 12 once.

A Napoli, la legge del 19 maggio 1811, n. 974, stabilì l’utilizzazione della libbra composta da 360 trappesi (ossia 12 once di 30 trappesi) Questa unità di misura fu abolita nel 1840 ed era pari a 0,32075899 chilogrammi.

Moggio

Misura agraria.

A Napoli corrispondeva a 3.364,86 m2. Variava però da diocesi a diocesi, e in alcuni casi cambiava anche da comune a comune. Per esempio, nel dipartimento, poi provincia, di Terra di Lavoro, variava dai 3.387,36 m2 di Caserta ai 3.265,299 m2 di Teano e Capua, che si divideva in 30 passi, suoi sottomultipli, i quali, a loro volta, si suddividevano in 30 passitelli, loro sottomultipli. Il moggio di Aversa corrispondeva a 4.259 m2 e si divideva in 10 quarte, suoi sottomultipli.

Oncia

Antica unità di peso, equivalente a un dodicesimo di libbra e composta da 30 trappesi pari a 0,026729916 chilogrammi (= 26,72 grammi). L’oncia era anche un’antica unità di misura di lunghezza del valore di 1/12 di piede.

Palmo

Unità di misura della lunghezza in uso prima dell’adozione del sistema metrico decimale. Il palmo napoletano valeva:0,2633333670 metri (dal 1480 al 1840); 0,26455026455 metri (giusta legge del 6 aprile 1840).

Passo

Unità di misura di lunghezza in uso prima dell’adozione del sistema metrico decimale.

A Napoli, l’editto del 1480 stabilì l’utilizzazione di due passi:

  • il passo itinerario, composto da 7 palmi uguale a 1,84569 metri;
  • il passo da terra, composto da palmi 7 e 113, pari a 1,9335799 metri.

Nel Regno delle Due Sicilie, sin dal 1480, era utilizzato anche un altro passo chiamato passo d’Arsenale di Marina (composto da palmi 6 e 213) che  valeva circa 1.75 metri. Un Decreto Reale del 1822 abolì questa misura e, contemporaneamente, ordinò l’uso in Marina delle misure in piedi e braccia (o brassate di Francia), nello stesso tempo in cui erano in uso per i cordami ed il legname, in modo promiscuo le misure napoletane, francesi, inglesi e spagnole.

Piede

Il piede napoletano, usato sin dall’XI secolo, valeva 0,3349 metri. Nel Regno delle Due Sicilie si utilizzava anche il piede francese o piede regio di Parigi che valeva 0,324839 metri (oggi valutato 0,324864 metri).

Rotolo (plurale rotola)

Unità di peso, usata in più luoghi, che si trova spesso citata nei documenti navali del tempo passato.

Il rotolo napoletano valeva, sin dal 1480, chilogrammi 0,8909972.

Salma

Unità di misura di capacità per i liquidi.

La salma = 16 staia = 161,297 litri = 147,312 chilogrammi;

Lo staio (o staro) = 16 quarti = 10,081 litri = 9,207 chilogrammi.

La salma utilizzata nel commercio dell’olio a Napoli era di due tipi:

  • salma composta di 16 staja napoletane, avente un peso di rotoli 165 e 1/3 pari a 147,31153 chilogrammi;
  • salma avente un peso di 170 rotoli pari a 151,46952 chilogrammi.

Staio o stajo o staro

Misura di capacità per aridi e liquidi, di valore variabile da luogo a luogo. Lo stajo d’olio napoletano di peso pari a rotoli 10 e 1/3 (uguale a 9,2069707 chilogrammi) valeva 10,0811 litri.

Tarì

Moneta del Regno di Napoli equivalente a 2 Carlini o a un quinto di Ducato

Tomolo

Misura di capacità per gli aridi (frumento, riso, granturco, miglio, orzo, avena, segale, sorgo, panico, ecc.).

Nel Regno delle Due Sicilie valeva:

  • 55,3189 litri, giusta editto del 6 aprile 1480;
  • 55,2340 litri, giusta legge del 19 maggio 1811, n. 974;
  • 55,545113 litri, giusta legge del 6 aprile 1840.

Tornese

Moneta in rame del valore originale di 6 cavalli, usata già nel periodo anteriore al 1790.

Vedasi Vico Tre Tornesi, stesso libro citato

Trappeso

Millesima parte del rotolo, avente valore di 0,8909972 grammi. Uguale anche a 20 acini

Ziracchio

Unità di misura (circa cm. quindici) pari alla distanza intercorrente tra il pollice e l’indice della mano distesa.

“Nu palmo e nu ziracchio” che formano un’espressione, oggi poco usata o anche poco conosciuta.

La troviamo anche in una canzone di Raffaele Viviani, ‘O GUAPPO ‘NNAMURATO” che dice :”Surzo ‘e sciarappo, si arrivo a te piazzá stu miezu scippo,p”o mmerecá, nc’hê ‘a mettere pe’ coppa…nu palmo e nu ziracchio ‘e sparatrappo” Che indicava la misura della lunghezza del taglio. Ma addirittura  si usava per indicare un uomo di bassa statura :”chille è nu palmo e nu ziracchio ‘e ommo!”

In effetti ‘o palme e o ziracchio”erano unità di misura :’o palme era la distanza intercorrente tra il pollice e il mignolo della mano tesa , mentre ‘o ziracchio quella tra il pollice e l’indice della mano .