Parole della lingua napoletana, quasi dimenticate

Buattone 

La parola buattone è l’accrescitivo della parola buatta

Buatta deriva dal francese Boite, che si pronuncia “buat” e sta ad indicare barattolo, latta.   Eccone una: quella famosa disegnata da Andy Warhol.

A Napoli, la Buatta è quella che va, come contenitore, da circa 400gr a 1 chilo, il diminutivo di buatta, ovvero la buattella è inferiore a 400gr, di solito è di 50/100 grammi, il buattone è sicuramente quello da 5 kg in su.          Ma a Napoli con il termine buattone non si identifica il contenitore ma il contenuto, ovvero il concentrato di pomodoro che a Napoli è chiamata:“Conzevera”, ovvero la conserva.                                                                     Il Buattone conteneva il concentrato o conserva di pomodoro, ottenuto con il metodo industriale ed era in vendita presso le salumerie o negozi di vendita di generi alimentari che vendevano tra l’altro olio e legumi (l’ugliararo). Ci si recava in questi negozi e si chiedeva “datemi 25gr di buattone”, il negoziante immergeva una cucchiarella (mestolo di legno) o una spatola, sempre di legno, prelevava dalla latta la quantità richiesta e la metteva nella carta oleata. Se poi te ne serviva ad esempio 50 gr allora compravi la buattella.                                       La conzevera non è altro che il “succo di pomodoro essiccato al sole”, procedimento che oggi forse non si fa più, tranne qualche agriturismo particolare o qualche contadino.  Io la ho visto fare e me lo ricordo chiaramente; da bambino e da adolescente, i miei erano d’uso passare un mese estivo (o luglio o agosto, ma maggiormente agosto) in un paesino dell’alta Irpinia: Monteleone di Puglia, in provincia di Foggia. Esso è situato sui monti della Daunia in posizione dominante rispetto all’alta valle del Cervaro, con i suoi 842 m s.l.m. è il comune della regione Puglia più elevato in altitudine ed è il primo della provincia di Foggia che si incontra sulla statale delle Puglie venendo da Ariano Irpino, verso Foggia; una volta era provincia di Avellino. Sono di questo luogo, sia mio cognato (defunto) che mia cognata ancora vivente in Canada, ma torniamo alla “conzevera”.                     Ricordo che una volta la settimana, usualmente di venerdì o forse il sabato, ogni famiglia impastava il pane che era portato in un grande forno comune, sfornato il pane, e spento il fuoco, nel calore rimasto venivano infornate grosse teglie contenenti pomodori. Dopo la cottura i pomodori, raffreddati venivano stesi su grossi lenzuola o teli di cotone, dove avrebbero avuto modo di perdere molta della loro acqua, e cosi restavano per tutta la notte. Al mattino seguente il tutto veniva passato attraverso una moltitudine di setacci e passaverdura e lo raccoglievano in scafaree e lo salavano e successivamente lo trasportavano nella piazza principale, la Teglia, così chiamata in quanto vi era un grosso albero di tiglio. Venivano stesi dei panni di telo bianco su le “tavote”, ovvero quegli attrezzi da fornaio, costituti in assi di legno con un piccolo bordo dove di mette il pane a lievitare prima di essere infornato e dove si rimette il pane appena sfornato per farlo raffreddare. Su questi teli veniva allargata la salsa a raccogliere per giorni e giorni il caldo sole dell’estate, il tutto era poi ricoperto da veli, in modo per proteggerli dagli insetti e dalla polvere. E il tutto veniva lasciato al sole per giorni. Le donne ogni giorno mescolavano la salsa che sempre più si addensava grazie al calore del sole.  Passati alcuni giorni, 5/6, o al massimo una settimana, la conserva era pronta che veniva raccolta e portata in casa, qui veniva salata e condita con olio e divisa in “buccacci” di terracotta con una patina di olio sulla superficie per non far proliferare le muffe e conservata per l’uso di tutto l’anno. Essa dava corpo e consistenza al ragù o altre salse e molto spesso per condire direttamente la pasta.

  Foto tratta da internet

si rimanda il lettore a cercare le parole in corsivo nella pagina facebook, o nel sito www.napolinelmondo.org

La pagina facebook è quella Napoli nel mondo col l’applicazione cerca, se poi non la si trova usare i motori di ricerca.

 

 

 

 

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