SANT’ASPRENO DA NAPOLI E …. L’ASPIRINA

SANT’ASPRENO DA NAPOLI E …. L’ASPIRINA

Sant’Aspreno,’o dulore ‘e capo e l’Aspirina

SANT’ASPRENO DA NAPOLI E ….L’ASPIRINA

Sant’ Aspreno nacque a Napoli (tra il I secolo e II secolo), fu il primo vescovo di Napoli, nominato da San Pietro durante il suo soggiorno a Napoli e prima di ripartire per Roma. Fu il primo patrono di Napoli, dal 1673 è venerato come secondo patrono della città. È particolarmente invocato per curare l’emicrania. Infatti nell’ipogeo della Cappella di Sant’Aspreno al Porto, che oggi si trova inglobata nel Palazzo della Borsa (p.zza Bovio- via Acquari- via S. Aspreno) vi è un altare in pietra alla cui base ci sta un foro nel quale era usanza che i fedeli vi introducevano la testa per essere guariti dall’emicrania.

Questo è l’altare con in basso il foro dove si introduceva la testa .                

Ecco quindi il primo punto di contatto tra Aspreno e il dolore di testa, quindi tra Napoli e l’emicrania.

Il secondo punto di contato tra Napoli e l’emicrania e quello che fu proprio un napoletano, Raffaele Piria, a isolare l’acido salicilico principio attivo del farmaco atto a far passare ‘o dulore ‘e capa e leggenda vuole che quando nel 1899 la Bayer creò il potente farmaco oggi noto come Aspirina, in omaggio a Piria, a Napoli e a Sant’Aspreno la chiamò così.

Pare che  il grande tenore Enrico Caruso fosse devoto al santo in quanto affetto da frequenti emicranie

L’arte del pizzaiolo napoletano è patrimonio culturale dell’umanità

L’arte del pizzaiolo napoletano è patrimonio culturale dell’umanità

L’Unesco consacra la pizza: l’arte del pizzaiolo napoletano è patrimonio culturale dell’umanità

Lo annuncia il  Ministro Martina su twitter.  Da oggi 07/12/2017 la pizza è il settimo “tesoro” italiano ad essere iscritto nella Lista del patrimonio  immateriale dell’Unesco. Gli altri riconoscimenti italiani sono: l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014).

Questo è l’annuncio del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina su Twitter. “Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo”.

La proclamazione , a Jeju, in Corea del Sud,  con voto unanime del Comitato di governo dell’Unesco per l’unica candidatura italiana, riconoscendo che la creatività alimentare della comunità napoletana  unica al mondo.

Subito dopo la proclamazione, in sala è scoppiato un lungo e fragoroso applauso che ha festeggiato il successo italiano a lungo atteso, e molti dei delegati presenti sono venuti ad abbracciare i rappresentanti italiani che nella lunga notte del negoziato finale hanno stretto in mano un cornetto napoletano porta fortuna, rosso come tradizione impone.

Soddisfazione espressa sia dal delegato Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro delle Politiche Agricole e dell’Ambiente, e promotore della petizione per portare la pizza nel patrimonio Unesco, che dagli altri rappresentati le Istituzioni.

Dal ministro per i Beni culturali Dario Franceschini: “L’arte dei pizzaiuoli napoletani è Patrimonio Immateriale dell’Umanità!  Un riconoscimento per Napoli e l’Italia intera mentre sta per iniziare il 2018 #annodelciboitaliano #PizzaUnesco”.

Dal sindaco Luigi de Magistris: “Riconoscimento storico: grazie ai pizzaioli napoletani, che vivono ed operano a Napoli e in tutto il mondo, grazie a tutti quelli che hanno firmato per questa petizione. È il segno della potenza di Napoli attraverso la sua arte, la sua cultura, le sue tradizioni, le sue radici, la sua creatività, la sua fantasia. Una grande vittoria per Napoli e per la pizza napoletana”.

Dal presidente della Regione Vincenzo De Luca  che ha commentato : “E’ un grande riconoscimento per l’Italia, per Napoli e la Regione Campania, la Campania è il luogo in cui l’eccellenza alimentare diventa cultura, questo è quanto dimostra il riconoscimento dell’Arte del Pizzaiuolo quale Patrimonio Immateriale dell’Unesco. Per il futuro la Campania deve muoversi nel sentiero di una valorizzazione innovativa del suo patrimonio, capace di unire la storia millenaria del territorio alla creatività di artigiani e famiglie”

Ma la soddisfazione è di una intera Città, una intera Regione e di tutti i Napoletani nel mondo.

NAPOLI STREET Curiosità, come, perché

NAPOLI STREET Curiosità, come, perché

Il libro Napoli Street è  in distribuzione nelle migliori librerie e su internet anche in versione e-book 

Di cosa parla?

Delle Strade napoletane, ovvero di strade che forse e senza forse trovi solo a Napoli, il sottotitolo è : “curiosità, come e perché”. Da questo si evince il perché il toponimo di Via Arenaccia sia così, perché Foria ha questo nome e Mezzocannone? Cosa di particolare ha quella strada o quella altra? Tutto questo lo si trova in questo libro, nel quale oltre a descrivere il come ed il perché è corredato di foto eseguite in gran parte dallo stesso autore ma si avvale di foto di maestri quali Mario Pirone (fotonapoli) e Dante Caporali, con inserti di disegni esclusivi del Maestro Prof. Antonio Ciraci. La prefazione è dell’ architetto Francesco Escalona, già presidente del Parco regionale dei Campi Flegrei.

Sono  160 pagine di una escursione fra queste strade dalla toponomastica particolare  ed esclusiva, un guida particolare, che va da Via Acitillo a Vico Zite al Lavinaio, soffermandosi un attimo in Via Baku e Via e Largo Kagoshima, gli unici luoghi con una toponomastica  non particolare, ma inseriti in questo libro perché essi sono legati a due città gemellate con la nostra Napoli. Una monografia a parte è dedicata a due strade ferrate di Napoli e che ora vivono solo nei ricordi di persone anziane: l’Alifana e la vecchia tranvia provinciale, ovvero il “Papunciello“.Il libro è edito dalla casa editrice napoletana CLEAN, presso la cui libreria in via Diodato Loy 39 (0815514309), tra le altre è possibile acquistare il libro.

altri siti dove acquistare:

L’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialettoL’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialetto

L’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialettoL’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialetto

L’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialetto, seconda solo all’italiano per diffusione tra quelle parlate nella penisola. Sicuramente si tratta dell’idioma italico più esportato e conosciuto grazie alla canzone classica partenopea, una delle maggiori espressioni artistiche della cultura occidentale che da più di un secolo diffonde in tutto il mondo la bellezza della parlata napoletana. Una lingua romanza che, nelle sue variazioni, si parla correntemente nell’alto casertano, nel sannio, in irpinia, nel cilento, e nelle zone più vicine di Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Puglia, ovvero tutti quei territori che nelle antiche Due Sicilie costituivano il Regno al di qua del faro di Messina laddove la lingua nazionale era appunto il Napolitano, mentre il Siciliano era la lingua nazionale del Regno al di la del faro (Sicilia). Nonostante la meritoria e imponente opera dei grandi scrittori e compositori di musica napoletana classica, dal 1860 in poi, con la perdita d’identità del popolo meridionale, il Napoletano è però purtroppo andato sempre più degradando e oggi si sta trasformando volgarmente per molteplici cause. Prima fra tutte la mancata valorizzazione e il negato insegnamento che stanno mistificando la grammatica e la pronuncia di questa meravigliosa lingua riconosciuta dall’Unesco ma non dallo stato italiano. Di qui, dunque, l’aggressione delle contaminazioni moderne fatte di un volgare slang giovanile e di vocaboli stravolti nel significato. Ad esempio, un vocabolo come “vrénzola”, ossia “cosa da poco (sta ascénno ‘na vrenzola ‘e sole), è stato tristemente trasformato in indicazione di donna volgare. Iniziative a tutela provano a metterle in piedi timidamente le istituzioni locali e nella seduta del 14 Ottobre 2008, il Consiglio Regionale della Regione Campania approvò un disegno di legge d’iniziativa provinciale sotto titolo “Tutela e valorizzazione della lingua napoletana”. La risoluzione attende però di trovare il suo seguito con adatte soluzioni strutturali che permettano ai più giovani di imparare grammatica, ortografia e dizione corrette. Provate a chiedere a un napoletano, per esempio, la differenza tra apostrofo e aferesi, elementi cardini della scrittura partenopea. Probabilmente resterà muto al sentire la seconda, ovvero quel segno diacritico che deve precedere un articolo determinativo. E qui si presenta il più frequente degli errori di scrittura oggi ravvisabili sulle insegne e sui manifesti pubblicitari in napoletano: l’articolo “il”, che si traduce in “lo” per poi divenire tronco ponendovi l’aferesi, appunto, che ne cancella la consonante iniziale, viene frequentemente scritto o’, con l’apostrofo dopo la o che segnala un’elisione inesistente, mentre andrebbe scritto ‘o, con l’aferesi che invece cancella la consonante iniziale e la sua pronuncia nella parola. È un piccolo ma significativo esempio a cui a cascata ne potrebbero seguire tantissimi. E allora, per dare un senso didattico a questo scritto, prendo a spunto un’insegna (vedi foto), come tante se ne vedono al centro di Napoli, che è l’esatta fotografia di questa perdita di patrimonio linguistico. Vi si legge “A’ TAVERNA DO’ RÈ”, e chi conosce e ama la lingua di Partenope non può non trasalire. Sei errori sei in una sola stringata frase! Va detto subito che la forma grammaticale napoletana corretta è: ‘A TABERNA D’ ‘O RRE. E vediamo perché. Come detto, l’articolo determinativo “la” diventa tronco e vi si pone l’aferesi che cancella la consonante iniziale, non l’apostrofo dopo la a. La parola “Taverna” in Napoletano è più correttamente tradotta in “Taberna”, vocabolo derivante dalla lingua spagnola; ma questa è poca cosa di fronte alla preposizione articolata “del” che in napoletano diventa “d’ ‘o”, ovvero “de lo” in cui si pone l’apostrofo dopo la d che sancisce l’elisione della o e la dizione tronca, nonchè l’aferesi prima della o (vale il discorso dell’articolo “la”). Infine, in molti casi, l’articolo determinativo singolare maschile fa raddoppiare la consonante della parola che segue per indicarne e sottolinearne la dizione corretta, come nel caso di “il Re” che diventa ‘o Rre e non ‘o Ré con una sola erre e con l’improprio accento sulla e. Insomma, un’insegna che non insegna ma disorienta e che fa tristezza pensando a quanto valga la nostra lingua e cosa significhi per la nostra cultura identitaria, che non è seconda a nessuno nel mondo. Ai meno superficiali non resta che andare in libreria e dotarsi di testi di grammatica napoletana o spulciare in internet dove è possibile recuperare piccoli ma utilissimi saggi. Si salvi chi vuole, dunque, e trasferisca poi ai propri figli. (di Angelo Forgione) Fonte: Riceviamo & Pubblichiamo

Tour de France e.. NapoliTour de France e.. Napoli

Tour de France e.. NapoliTour de France e.. Napoli

Ai tanti “Professori” di CICLISMO, che criticarono Napoli per la tappa di apertura del GIRO d’ITALIA, parlando di cadute per le buche, mentre erano dovute alla carreggiata stretta, alla velocità ed alla leggerezza de materiali ciclistici che basta poco per favorirle, alla “gran boucle”, il top del ciclismo mondiale, organizzato alla perfezione, secondo i…nostri cugini transalpini, caduta ieri a pochi Km. dal traguardo, pullman, fermo sul traguardo, sbloccato in tempo quando si pensava di accorciare di 3 Km. la gara. Oggi cane che invade la carreggiata, mentre arriva il gruppo per la volata sul traguardo con un rischio da brivido !!!!!! 
E…allora NON succede solo e tutto a Napoli, carissimi !!!!!!!!

Articolo postati da Mimmo Tiseo su facebook

Associazione Napoli nel mondo e … la cultura

Associazione Napoli nel mondo e … la cultura

Da alcuni è stato frainteso l’oggetto sociale della nostra Associazione , c’è che ci classifica come associazione che fa solo informazione calcistica. E vero che su questo sito facciamo informazione calcistica  sul Napoli, ma il Napoli fa parte della informazione globale che si dà ai napoletani, fa parte  del nostro Dna, ma comunque è cultura. Sul sito ci sta la voce ” CATEGORIE” ed in essa la sezione Strade di Napoli  dove sono descritte alcune strade di Napoli la cui toponomastica  non è ovvia, ma curiosa: questa è cultura! Sono state descritte due monografie: L’Alifana e  ‘o Papunciello, ovvero riguardanti  due vecchi trasporti su rotaie a Napoli, e se questa non è divulgazione culturale cosa è?  Poi inviterei a leggere lo statuto in home page “Associazione ” .   Ma possiamo sintetizzare che: < l’associazione culturale “Napoli nel mondo”, ha lo scopo di mettere in contatto tra loro tutti i Napoletani sparsi nel mondo, ovvero persone nate  o residenti nelle città indicate quali “Napoli” o discendenti da napoletani, intesi comunque quali napoletani anche i nati nella Provincia di Napoli ed in qualsiasi comune della Regione Campania, essendovi Napoli il capoluogo,  o in qualsiasi luogo il cui nome è collegato a Nea-polis, quindi Napoli, Naples, Neapolis,Neòpolis, o comunque discendenti da essi. La associazione ha tra gli scopi gli scambi culturali, economici e turistici fra queste città e anche fra le località gemellate a Napoli. Inoltre è volontà dell’associazione di voler istituire il premio “Napoli nel mondo “, premio dato a chi ha contribuito a portare il nome di Napoli nel mondo; e altro sogno che si prepone è quello della istituzione delle Isolimpiadi o Sebastà, ovvero giochi olimpici che si facevano a Napoli in età imperiale.> Dal sito  si può risalire e vedere tutte le località denominate Napoli, sparse nel mondo, la sezione legata al Napoli calcio e la rubrica sulle strade di Napoli, alla voce categorie cliccare sul triangolino > ed appaiono tutte le strade fin ad oggi censite.

Il Presidente