le Napoli nel mondo

le Napoli nel mondo

NAPOLI  NEL MONDO , le città il cui toponimo è associabile a Neo-polis 

Da ricerche effettuate per mezzo dei motori di ricerca sulla rete internet, sono state segnalate, almeno fino ad oggi, le seguenti località che per un verso od un altro possono ricondursi alla radice Neapolis:

Napoli, Italia, la più nota città.

Napoli, USA, località nella  contea di Cattaraugus, Stato : New York.  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/napoli-new-york/

Neapolis, USA, località nella contea di Holmes, Stato: Ohio  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/neapolis-ohio/

Neapolis, USA, località nella contea di Maury, Stato :Tennessee http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/neapolis-tennessee/

Neapoli, Grecia, cittadina nell’isola di Creta nel Lassithi  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/neapoli/

Neapoli(s), Grecia, cittadina nel Peloponneso, Laconia  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/neapolis/

Nabuel (Neapolis) , Tunisia, città nel   Capo Bon  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/nabeul/

Naples, USA, località nella contea di Los Angeles, Stato: California  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-long-beach-ca/

Naples, USA, località nelle contea di Santa Barbara, Stato: California  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-santa-barbara-ca/

Naples, USA, città nelle contea di Collier, Stato: Florida  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-fl/

Naples, USA, località nella contea di Boundary, Stato :Idaho  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-idaho/

Naples, USA, cittadina nella contea di Scott, Stato: Illinois  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-illinois/

Naples, USA, località nella contea di Greenup, Stato: Kentucky  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-kentuchy/

Naples, USA, località nella contea di Cumberland, Stato: Maine  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-maine/

Naples, USA, villaggio nella contea di Ontario, Stato: New York   http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-new-york/

Naples, USA, località nella contea di Henderson, Stato: North Carolina  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-north-carolina/

Naples, USA, cittadina nella contea di Clark, Stato: South Dakota  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-south-dakota/

Naples, USA, cittadina nella contea di Morris, Stato: Texas   http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-texas/

Naples, USA, città nella contea di Uintah, Stato: Utah    http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-utah/

Naples, USA,  località nella contea di Buffalo, Stato :Winsconsin  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/naples-wisconsin/

Terralba, (Neapolis), Sardegna (Italia)  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/terralba/

Neòpolis, Brasile, stato di Sergipe  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/neopolis/

Kusadasi. Turchia, Ahidin  http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/kusadasi/

 Neapolis (parco archeoligico),Siracusa (Sicilia) http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/siracusa-2/

Kavala (Neapolis) , Grecia Macedonia orientale e Tracia (unità periferica di Kavala)   http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/kavala/

inoltre ci dono le città Gemellate:

Baku, Azerbajan,  Mar Caspio ,città gemellata con Napoli             http://www.napolinelmondo.org/public/wp/citta-gemellate/baku/

Kagoshima, Giappone, città gemellata con Napoli    http://www.napolinelmondo.org/public/wp/citta-gemellate/kagoshima/

Nablus , Cisgiordania, cittadina araba, gemellata con Napoli. http://www.napolinelmondo.org/public/wp/citta-gemellate/nablus/

Da citare in quanto  chiamata dai Veneziani “Napoli di Romania”  ma  non perché il suo toponimo deriva da Neo- polis Napflion

http://www.napolinelmondo.org/public/wp/ubicazione/napflion/

 

 

Fonte: Associazione Napoli nel mondo – Napoli around the world

 

Rapporto tra Pozzuoli e San Gennaro (Anfiteatro, Santuario, Pietra e Ampolla)

Rapporto tra Pozzuoli e San Gennaro (Anfiteatro, Santuario, Pietra e Ampolla)

Rapporto tra Pozzuoli e San Gennaro (Anfiteatro, Santuario, Pietra e Ampolla)

Napoli nel mondo intervista Ciro Biondi

Il 16 dicembre avviene uno dei tre miracoli di San Gennaro, quella del cosiddetto “Patrocinio”.  Quello del 16 dicembre, del Patrocinio, la liquefazione del sangue ricorda la protezione che il Santo diede alla città di Napoli e ai suoi casali in occasione dell’eruzione del Vesuvio nel 1631. Gli altri due miracoli avvengono il sabato che precede la prima domenica di maggio, quando avvenne la traslazione da Pozzuoli a Napoli e il 19 settembre, giorno dedicato al martirio del santo. Per l’occasione abbiamo intervistato Ciro Biondi, giornalista ed esperto di storia locale. Dal 2000 si occupa della comunicazione per la Diocesi di Pozzuoli e ha avuto modo di scrivere molto su San Gennaro.

Che rapporto c’è tra Pozzuoli e San Gennaro?

“Un rapporto antichissimo, più antico di quello che esiste tra San Gennaro e Napoli. Nulla da togliere al fatto che Napoli e il Santo siano intimamente legati e che per tutto il mondo non si può pensare a Napoli senza pensare anche a San Gennaro e viceversa. Però è a Pozzuoli che Gennaro venne martirizzato ed è qui che crebbe, fin dai primi anni dopo la morte, il suo culto. Nella città flegrea c’è il Santuario a lui dedicato che ricorda il luogo del martirio e che attira visitatori e fedeli. Il martirio è un momento importante. È come se la terra su cui è stato versato il sangue si legasse al Santo come in un patto speciale ed eterno. Diciamo che Pozzuoli con l’effusione del sangue ha ricevuto un grande privilegio da parte di San Gennaro”.

Come avvennero i fatti?

“Su San Gennaro nel corso dei secoli si è scritto molto. Molte cose sono ritenute certe dalla credenza popolare, ma in verità sappiamo ben poco. Gli esperti ritengono che la fonte più accreditata siano gli Atti Bolognesi del VII secolo e riscoperti solo nel ‘700. Questo documento ci offre poche informazioni ma si ritiene che siano quelle più veritiere. Ad ogni modo il martirio del santo avviene a Pozzuoli nel 305 d.C. insieme a Gennaro, che si vuole vescovo di Benevento, morirono anche tre puteolani: il diacono Procolo e i laici Eutiche – o altrimenti detto Eutichete – e Acuzio. Inoltre ci furono il diacono di Miseno Sossio, Festo e Desiderio. Questi ultimi due, secondo la tradizione, erano lettori che accompagnavano il vescovo. I cristiani vennero condannati ad essere sbranati dalle belve nell’Anfiteatro per avere professato e non rinnegato la fede in Cristo. Entrati nell’arena le vittime iniziarono a pregare e le bestie feroci rinunciarono al loro pasto. Le autorità imperiali decisero allora di decapitarli. L’esecuzione avvenne all’interno della Solfatara”.

A Pozzuoli è conservata la pietra che diventa rossa nel momento in cui a Napoli avviene il miracolo…

“La storia della pietra fa parte della bellissima tradizione della devozione popolare dei puteolani. Però andiamo per ordine. La pietra custodita dai padri Cappuccini nel Santuario non è la pietra su cui è avvenuta la decollazione. Studi condotti dal professore Ennio Moscarella negli anni ’70 hanno definitivamente chiarito che si tratta di parte di un altare, probabilmente di una delle basi. E che il rosso di cui è macchiata in realtà è del pigmento, colore di qualche illustrazione sacra. Quindi il fatto che la macchia rossa diventi più “viva” è solo suggestione. Si tratta di studi a cui hanno dato credito i maggiori esperti e che anche la Diocesi di Pozzuoli avvalora. Tutto questo non mette in discussione l’episodio del martirio. Anzi, paradossalmente ci conferma che qui a Pozzuoli, subito dopo il drammatico evento, è stato edificato un luogo di preghiera dedicato al santo. E quindi invece di negare la vicenda, la piccola pietra dell’antico altare ci offre un indizio. Per chi ha fede già questo è più che sufficiente”.

Ma a Pozzuoli esiste anche un’altra reliquia importante…

“Si. A Pozzuoli abbiamo conservato una reliquia contenente il sangue del santo. L’ampolla puteolana è stata riscoperta di recente ed è esposta nella Sala dei Santi Patroni nello splendido Museo Diocesano al Rione Terra. Un Museo ancora poco conosciuto ma che custodisce oggetti sacri che aiutano a ricostruire la storia del Cristianesimo locale che ha avuto qui molti testimoni come San Paolo. È importante ribadire che la diocesi di Pozzuoli è tra le più antiche dell’Occidente”.

Qual è la storia di questo sangue?

“Nel 1998 don Angelo D’Ambrosio, insigne studioso e direttore dell’Archivio Diocesano di Pozzuoli, rinvenne il prezioso reliquiario tra gli argenti della Cattedrale di Pozzuoli. Si tratta di un reliquiario da esposizione simile a tanti altri, costruito tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700. Il reliquiario custodisce una fiala di pochi centimetri contenente della polvere rossastra. Indagini storiche compiute dallo studioso Rosario Di Bonito hanno ricostruito la storia della reliquia. Si tratterebbe di sangue prelevato da una delle ampolle napoletane. Sarebbe stata prelevato nel 1702. In quell’anno visitò Napoli il re di Spagna Filippo V di Borbone, futuro padre di Carlo III. Al re venne donato un po’ di sangue ancora oggi custodito nella Cappella Reale di Madrid. E forse in quell’occasione qualcuno, più o meno lecitamente, ne prese un altro po’ per sé. Queste sono chiaramente supposizioni. È certo che nel 1877 la fiala fu donata a monsignor Gennaro De Vivo, vescovo di Pozzuoli. La reliquia fu custodita nell’appartamento privato del vescovo e dei suoi successori. Le vicende puteolane come l’incendio del Duomo nel 1964, l’abbandono del Rione Terra nel 1970 e l’evacuazione dell’Episcopio da parte del vescovo Sorrentino nel 1980, hanno fatto perdere le tracce della reliquia. Il particolare oggetto fu dimenticato nei depositi della Diocesi. Ora si trova al Museo Diocesano. È un ulteriore legame tra san Gennaro e Pozzuoli”.

 

 

 

Alifana (L’ALIFANA): la ferrovia di cartone

Alifana (L’ALIFANA): la ferrovia di cartone

L’Alifana …. È un ricordo della mia infanzia, sono nato in Via Arenaccia e ho frequentato l’asilo alla scuola Dante Alighieri  sita in piazza Carlo III; in questa stessa piazza, perché vi erano dei giardinetti, i miei mi portavano a giocare ed io mi incantavo a vederli attraversare da un trenino bicolore, crema e rosso, formato da una motrice ed un rimorchio: l’Alifana, che da molti sentivo dire :” ‘A ferrovia ‘e cartone!”. “‘A ferrovia è cartone? ( la ferrovia di cartone) ?” dicevo tra me e me ” Ma questi sono scemi?   Non vedono che è di ferro?”,   poi un po’ più grandicello mio padre, che era dipendente della azienda tranviaria napoletana e per me considerato un “esperto” ,  mi spiegò tante cose, alcune fantasiose, altre fondate e tecniche e,  oltre a portarmi più volte in esso trenino ed io ero estasiato durante il viaggio, mi raccontò la storia, le origini di questa ferrovia, mi spiegò il percorso  e come ho detto me lo dimostrò praticamente portandomi, e lungo il percorso mi ricordava i posti ed il luoghi che fino allora mi aveva illustrato verbalmente; peccato che allora non ci fossero le macchine fotografiche come si dispone ai nostri giorni e le foto le possono fare anche i ragazzini, come lo ero io allora.    Per prima cosa chiesi del perché essa era chiamata :” ‘a ferrovia ‘e cartone”, e mi fu spiegato che il nome era dovuto per alcune cose quali lo scartamento ridotto dei binari, le carrozze (o rotabili) piccoline e poco il treno bicolore (da web citati)

accoglienti, sedili di legno, pittura non sempre rifatta, entrate senza un porta che le chiudesse, servizi non sempre efficienti e puntuali, linea a binario unico caratterizzato da coincidenze, col sistema del passaggio del “testimone” o del “bastone pilota” come per le corse a staffetta nell’atletica. Consisteva in pratica che  il macchinista di uno dei treni su uno dei tratti in cui era suddivisa la linea, veniva dotato di un bastone (o altro oggetto) opportunamente marcato che rappresentava la “via libera”;  il possesso di tale oggetto autorizzava il macchinista a partire. Giunto nella stazione ove avveniva l’incrocio con altro treno, il macchinista in possesso del bastone lo consegnava al collega del treno incrociante autorizzandolo quindi a partire, questo sistema sebbene poco pratico era abbastanza efficace ed in uso anche per altre tranvie, quali la Provinciale o la Atan.  – il trenino bicolore . Come nacque l’idea della ferrovia e perché “ALIFANA”?  Dalla esigenza di collegare in modo pratico e veloce alcuni comuni dell’alto casertano, dell’agro aversano e dell’interland napoletano con Napoli e nel 1898 viene presentato un progetto che intendeva prolungare la tranvia provinciale, ‘o papunciello”, da Aversa, proveniente da Napoli, fino a Piedimonte d’Alife (dal 1970 Piedimonte Matese), ma il progetto non si concretizzò ma l’idea era partita. Nel 1900, con Regio Decreto, il 1° aprile (non è uno scherzo) fu accordato ad una società tramviaria con sede a Lione (Francia) la concessione per la costruzione e l’esercizio di una linea ferroviaria che collegasse Napoli con Piedimonte d’Alife, da qui il nome di Alifana, tale concessione passò poi nel 1905 alla “Compagnie des Chemins de Fer du Midi et d’Italie” con sede a Parigi anche conosciuta con sigla CFMI: Compagnia delle Ferrovie del Mezzogiorno d’Italia. Il progetto prevedeva due tratte a trazione diversa. –          La prima tratta, detta tratta bassa, a trazione elettrica da Napoli- Santa Maria CV- Biforcazione Capua, essa da  Napoli Piazza Carlo III   toccava le seguenti  19 stazioni: Capodichino, Secondigliano, Piscinola, Marano, Calvizzano, Giugliano, Aversa, Lusciano, Trentola-Ducenta, Frignano, Casaluce, Teverola, Santa Maria Capua Vetere-Sant’Andrea dei Lagni, Curti, San Pietro, Anfiteatro, Biforcazione e Capua. Erano inoltre previste alcune fermate facoltative come a Via Regina Margherita a Secondigliano ed al Ponte di Marano (bivio per Mugnano). –       La seconda tratta, a trazione a vapore da Biforcazione toccava le seguenti stazioni: Sant’Angelo in Formis, San Iorio, Triflisco, Pontelatone, Piana di Caiazzo (oggi Piana di Monteverna), Caiazzo, Villa Ortensia, Alvignano, Dragoni, Alife e Piedimonte d’Alife. Dopo alcune, normali lentezze burocratiche, ma comunque minori di quelle che sorgerebbero ai nostri giorni, si parte con la fase realizzativa ed il 30 marzo 1913 il primo treno parte dalla stazione di piazza Carlo III di Napoli, attraversa la piazza tagliandola in due, con i giardinetti ai due lati per poi raggiungere Capua, inaugurando così la “tratta bassa”, il 5 ottobre 1914, dopo che il 31 dicembre 1913 si era aperto il tratto Capua- Caiazzo, fu finalmente concluso e percorso l’ultimo tratto Caiazzo- Piedimonte.

Ricordo perfettamente i trenini fermi alla stazione vicino alla Chiesa di S. Antonio Abate (Sant’Antuono) su due binari e formati da due carrozze, di cui una era la motrice. Ne ho in mente il percorso effettuato diverse volte nel quale mi accompagnava mio padre, di esso ne sono memore e sicuro fino ad Aversa, per l’altro percorso meno presente nella memoria ho fatto una rinfrescata su internet su due siti di particolare interesse e che invito i lettori di questo articolo a visitare e dai quali sono tratte le foto allegate: http://www.lestradeferrate.it/mono1c.htm ehttp://www.gafa.it/ (già http://www.amicialifana.it/index.htm )  Dalla stazione i due  binari si riunivano in uno solo attraversando Piazza Carlo III°  nella parte centrale  per dirigersi in Via Don Bosco mantenendo la destra ed effettuare la salita verso l’attuale Istituto Don Bosco dove sempre sulla destra c’era  lo Scalo merci,

Scalo Marci (web citato)

da qui la linea entrava in una breve galleria che sottopassava Via Don Bosco (ricordo che lo passavamo per raggiungere il campo di calcio dell’ ENAOLI) per poi risalire verso la collina di Capodichino, poi il sovrapasso di  Via Filippo Maria Briganti con un viadotto di cui sono ancora visibili due arcate. Continuando la salita la linea sbucava su Viale Maddalena andando verso Capodichino parallelamente a Viale Maddalena, la linea raggiungeva la stazione di Capodichino, poi scavalcava Calata Capodichino con un ponte (vedi Calata Capodichino – Strade di Napoli www.napolinelmondo.org) , per dirigersi parallelamente al Corso Secondigliano dove era ubicata la stazione di Secondigliano. Percorrendo la linea  sempre parallelamente al Corso Secondigliano,  essa attraversava Via Regina Margherita con fermata facoltativa alla casa cantoniera. Da qui la linea si dirigeva verso Miano, passando alle spalle  portandosi sul lato sinistro di Via Don Guanella fino alla stazione di Piscinola, ubicata  dove  è l’attuale stazione della linea 1 della metropolitana napoletana. Il percorso proseguiva verso Cupa Filanda per portarsi parallelamente a Via Santa Maria a Cubito fino ad attraversare Via Napoli, la strada che conduce a Mugnano. Qui era presente una casa cantoniera, che svolse il ruolo di fermata facoltativa  per poi raggiungere la stazione di Marano, per giungere alla stazione di Mugnano, all’incrocio con la provinciale Mugnano-Calvizzano. Il percorso seguiva poi l’attuale Corso Europa fino ad attraversare la Circumvallazione Esterna poi la linea proseguiva nel comune di Villaricca seguendo l’attuale Via Domenico Fontana ed entrava  nel comune di Giugliano, dove ovviamente vi  era la stazione di Giugliano. Da qui la linea  giungeva alla periferia di Aversa lambendo l’ippodromo ove c’era la  fermata di Aversa Ippodromo, per poi giungere alla stazione di Aversa. Qui finisce il mio ricordo mnemonico e continuo il tracciato traendolo dalla lettura dei siti web citati.  Uscita così da Aversa, la linea entrava in Lusciano ove era un’altra stazione, proseguiva ancora verso Trentola ove era un’altra stazione per segue la Via Ex Alifana toccando la fermata di San Marcellino. Successivamente la linea attraversava la statale Aversa – Casal di Principe ove era una casa cantoniera oggi distrutta e sottopassava la linea ferroviaria Napoli-Roma, entrando in Frignano: qui era ubicata un’altra stazione. Il percorso dell’Alifana proseguiva poi portandosi a Casaluce, ove era una stazione,da qui il percorso raggiungeva l’Appia ponendosi parallelamente a quest’ultima nel punto in cui era ubicata la stazione di Teverola. Proseguendo lungo l’Appia raggiungeva poi il ponte sui Regi Lagni ove era posta la stazione continuando in maniera rettilinea, la linea giungeva a Sant’Andrea dei Lagni dove vi era la stazione di Santa Maria Capua Vetere-Sant’Andrea dei Lagni,aldilà della stazione, due binari verso sinistra conducevano al deposito dell’Alifana ed all’area alle spalle della stazione FS di Santa Maria Capua Vetere  per giungere a Capua ed io mi fermo qui, in quanto del vecchio tracciato della “tratta alta “non ho ricordi personali e del nuovo tracciato invito di nuovo a visitare i siti web citati. Nel 1955 venne chiusa il capolinea alla stazione di Carlo III ed il capolineo venne ubicato presso lo Scalo merci,

Capolinea allo scalo merco

raccordato alla vecchia stazione con navetta di pulman; lo scalo venne adeguato ad essere capolinea con la costruzione di pensilina e raddoppio di binari, questa fu operante fino al 1970, poi per i lavori della tangenziale il capolinea fu arretato a Capodichino per poi passare nel 1975 a Secondigliano… poi è storia recente .

 http://www.metrocampanianordest.it/home.asp  

Questo articolo è riportato anche nel Libro “Napoli Street” edito dalla Clean e di cui sono l’autore

http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_galario+gennaro-gennaro_galario.htm

Napoli Street

Napoli Street

Gennaro Galario, presidente della Associazione Napoli nel mondo

 

 

 

 

la tratta bassa

 

verso Capodichino

Stazione di Napoli

 

Igiene pubblica e raccolta dei rifiuti. I Borboni e la differenziata

Igiene pubblica e raccolta dei rifiuti. I Borboni e la differenziata

  Un decreto presente nella “Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie” ed  emanato il 3 maggio 1832 (n.21) dal re Ferdinando II di Borbone, analizzava e regolamentava l’intera situazione igienica dei rifiuti napoletani. Inoltre, un’ordinanza della prefettura di polizia disciplinava, nei dettagli, lo spazzamento e l’innaffiamento delle strade, compresa una sorta di “raccolta differenziata” per il vetro che veniva recuperato e riciclato dalle numerose Vetrerie presenti nel regno . A Napoli, il prefetto dell’epoca, Gennaro Piscopo, ordinò ai napoletani: «Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo. Questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondizie al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte». Nel dettagliato documento del prefetto, composto da 12 articoli, venivano indicate le modalità della raccolta e chi ne era responsabile; si vietava di gettare dai balconi materiali di qualsiasi natura, comprese le acque utilizzate per i bagni, e di lavare o di stendere i panni lungo le strade abitate; venivano, infine, stabilite le pene per le contravvenzioni, non esclusa la detenzione. Questa “legge borbonica” aveva già risolto il problema della spazzatura quasi duecento anni or sono, rendendo Napoli la città più pulita d’Europa. I Borboni sono famosi per ” forca, farina e festa” dimenticando queste leggi, ed altre progressiste e semplici, composte di pochi articoli chiari e semplici. Si dimentica che c’erano industrie produttive, la prima ferrovia, il primo battello a vapore, le seterie, le fabbriche di ceramica di Capodimonte, le acciaierie, i cantieri navali  purtroppo l’unica cosa che mancava una  Costituzione come quella stilata da grandi uomini quali quelli che hanno scritto l’attuale Costituzione che è tra le migliori del mondo.

Questo decreto era già noto ad alcuni addetti ai lavori, storici, meridionalisti, neo borbonici ( www.neoborbonici.it, orgoglio napoletano, Comitati delle due Sicilie) a periodici (Panorama del 7/12/2008 p 115) ma noi, come Associazione siamo immensamente grati a Roberto Saviano che durante la trasmissione “Vieni via con me” su Rai3 l’ha fatto conoscere a milioni di italiani.

Chiesa di San Gennaro (St Januarius Catholic Church) a Pittsburg, PA, USA

Chiesa di San Gennaro (St Januarius Catholic Church) a Pittsburg, PA, USA

Chiesa di San Gennaro (St Januarius Catholic Church) a Pittsburg, PA, USA

 La St Januarius Catholic Church si trova a Pittsburgh, PA 15239, Stati Uniti al n. 1450  di Renton Rd a  pochi minuti dall’intersezione di New Texas Road e Route 380.  Pittsburgh   è il capoluogo della contea di Allegheny nella Pennsylvania.

Storia parrocchiale

Il primo embrione della San Januarius Church fu la nascita  nel 1925 come missione della Confraternita Missionaria della Dottrina Cristiana (MCCD).  La diocesi formò la Confraternita missionaria   per portare l’istruzione religiosa ai cattolici che vivevano in piccole comunità isolate che non avevano facile accesso a una chiesa esistente.  La prima messa nella nuova parrocchia fu celebrata l’ultima domenica di novembre del 1925 al secondo piano di un negozio in città.  Fino al 1945, la messa veniva celebrata solo una volta al mese.  A partire dal 1945, la messa fu celebrata settimanalmente continuando a utilizzare lo spazio in affitto nel negozio.  Nel 1950, la   comunità   parrocchiale   decise di costruire una chiesa, dopo il primo tentativo di costruire una chiesa   presto fallito, finalmente la domenica di Pasqua del 1950 iniziarono i lavori per una chiesa mettendo la così detta prima pietra.   Dopo la fondazione, tuttavia, la parrocchia decise che il sito prescelto aveva degli svantaggi che indussero la chiesa ad abbandonarlo.  Un nuovo inizio fu fatto il 25 agosto 1951 e la pietra angolare ( o testata d’angolo) della nuova chiesa fu posta il 23 marzo 1952. La prima messa  celebrata  nella nuova chiesa ebbe luogo il 30 novembre 1952, anche se l’interno della chiesa non era ancora finito. Una  mancanza di fondi ritardò il completamento della chiesa fino al 1959 e finalmente la chiesa fu formalmente dedicata il 9 ottobre 1960 e la parrocchia divenne indipendente nel 1973.

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SANT’ASPRENO DA NAPOLI E …. L’ASPIRINA

SANT’ASPRENO DA NAPOLI E …. L’ASPIRINA

Curiosità

Sant’Aspreno,’o dulore ‘e capo e l’Aspirina

SANT’ASPRENO DA NAPOLI E ….L’ASPIRINA

Sant’ Aspreno nacque a Napoli (tra il I secolo e II secolo), fu il primo vescovo di Napoli, nominato da San Pietro durante il suo soggiorno a Napoli e prima di ripartire per Roma. Fu il primo patrono di Napoli, dal 1673 è venerato come secondo patrono della città. È particolarmente invocato per curare l’emicrania. Infatti nell’ipogeo della Cappella di Sant’Aspreno al Porto, che oggi si trova inglobata nel Palazzo della Borsa (p.zza Bovio- via Acquari- via S. Aspreno) vi è un altare in pietra alla cui base ci sta un foro nel quale era usanza che i fedeli vi introducevano la testa per essere guariti dall’emicrania.

Questo è l’altare con in basso il foro dove si introduceva la testa .                

Ecco quindi il primo punto di contatto tra Aspreno e il dolore di testa, quindi tra Napoli e l’emicrania.

Il secondo punto di contato tra Napoli e l’emicrania e quello che fu proprio un napoletano, Raffaele Piria, a isolare l’acido salicilico principio attivo del farmaco atto a far passare ‘o dulore ‘e capa e leggenda vuole che quando nel 1899 la Bayer creò il potente farmaco oggi noto come Aspirina, in omaggio a Piria, a Napoli e a Sant’Aspreno la chiamò così.

Pare che  il grande tenore Enrico Caruso fosse devoto al santo in quanto affetto da frequenti emicranie

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