La Commissione europea, confermando che le norme sul fair play finanziario della Uefa erano in linea con la politica di aiuti di stato dell’Unione europea, emanò un comunicato esplicativo di tali norme: queste includono l’obbligo per i club di chiudere il bilancio almeno in parita’ in un determinato periodo e di non spendere piu’ di quanto guadagnino, tagliando gli eccessi che negli ultimi tempi hanno messo a repentaglio la salute del calcio. Tali misure, dunque, sono state studiate per tutelare il benessere e la fattibilita’ a lungo termine del calcio europeo – comunicato congiunto del presidente Uefa, Michel Platini e del vicepresidente della Commissione europea e commissario per la concorrenza, Joaquin Almunia– La Uefa e la Commissione europea sottolinearono la necessità di garantire che le regole venissero applicate in un modo uniforme a tutti i club.

‘Il fair play finanziario? Non so come Platini possa giustificare che certi club lo ignorino. Specialmente perché il figlio di Michel lavora proprio per gli sceicchi. Allora sarebbe meglio avere spazio libero d’investimento, per tutti gli imprenditori. Io credo che Platini predichi equilibrio per avere maggior consenso e più voti, per restare alla guida dell’Uefa. Però manca una progettualitá imprenditoriale, che non gli compete’: Queste le dichiarazioni, rilasciate a Sky Sport da Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli.
… e questo è il nuovo scenario che si profila all’orizzonte del calcio europeo: alla fine della stagione 2010-2011, la Qatar Investment Authority acquista il Paris Saint Germain e Nasser Al-Khelaïfi diventa ufficialmente l’azionista di maggioranza del club presentando un piano quinquennale con lo scopo di portare la squadra di Parigi in cima al campionato francese ed ai vertici internazionali del calcio, proprio nel momento in cui molti club italiani ed europei iniziano a prestare la giusta attenzione ai bilanci societari.

In assenza di un controllo, da parte della Commissione europea, verso quelle società che, forse, ignorano il concetto di progettualità imprenditoriale e, conseguentemente, si affidano alle enorme risorse a disposizione, senza tenere conto delle norme emanate dall’Uefa – di non spendere piu’ di quanto guadagnino- tutti i club compreso il PSG, possono e potranno continuare ad agire, proprio, in senso contrario alle norme che sono state studiate per tutelare il benessere e la fattibilita’ a lungo termine nel calcio europeo.

Il calcio era ed è uno sport popolare con un interesse affettivo da parte dei supporters delle varie squadre che, tradizionalmente, vivono un momento di distacco dai problemi quotidiani. Gli amanti del calcio sperano di avere un aggancio ad una sana passione quale il vivere una giornata di sport: un carnevale di rumori, colori e, soprattutto, di folklore. L’interesse affettivo per l’interlocutore che ha bisogno di essere capito ed ascoltato deve avere una priorità sulla comprensione razionale ed anche sulla azione.

Negli ultimi decenni, il calcio è diventato la quinta industria al mondo e la terza in Italia. Un’ industria di gadget, sponsorizzazioni, pubblicità ed altro che hanno posizionato questo sport in un panorama molto distante dalla volontà popolare di continuare ad usufruire di uno svago poco contaminato dai grandi e forti interessi. Purtroppo il calcio ha enormi potenzialità di attrarre grandi capitali data la popolarità di cui gode,
Pur considerando l’evoluzione degli interessi appartenenti ad un mondo dove il fatturato globale recita una parte importante nell’economia, e tralasciando, purtroppo, l’utopistica considerazione che il calcio è un gioco, ci si augura un pronto intervento da parte dell’Uefa affinchè possa restituire un calcio con una riduzione del rischio per i grandi investimenti: non sarebbe un provvedimento che ci potrebbe permettere di ritornare ad ammirare le gesta di grandi campioni come lo stesso Platini, Rivera, Mazzola, Pelè, Maradona, Beckenbauer, Di Stefano, Krol, Sivori, Altafini, Rudolf Völler, Zinédine Zidane, Falcao, Eusebio, Suarez, Jair da Costa, Johan Cruijff, Zico, Antognoni, Antonio Juliano, De Sisti, Vinicio, Savoldi, Pesaola e tanti altri ‘attori’ in grado di dare un diverso e più appropriato significato ad uno sport che, all’epoca, deliziava le platee internazionali e si avvicinava al vero significato di una sana competizione.

I calciatori, chiaramente, dovevano beneficiare di un ritorno economico in base allo spettacolo che offrivano. Difficile ed impensabile rivivere quei momenti … ma almeno si cerchi di garantire che le regole vengano applicate, in un modo uniforme, a tutti i club. Il calcio non può essere di proprietà assoluta di coloro, sceicchi o non sceicchi, che vorrebbero stravolgere l’essenza di uno sport che appartiene alle nostre tradizioni popolari.


Vincenzo Vitiello – calciomercato.com

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