La festa di Piedigrotta ha origini antichissime, già nel III secolo d.C. il culto di Maria Vergine si diffuse in tutta la Campania. Nei pressi di Mergellina nel luogo dove la Madonna era apparsa a tre religiosi, fu costruita, nel 1207, una piccola cappella nata, secondo una leggenda nello stesso luogo fu ritrovata anche una icona.

Poi, nel 1353 fu edificato il santuario detto “de pedi grotta”, in quanto si trovava ai piedi della della Crypta Neapolitana (detta anche “Grotta di Pozzuoli” o “Grotta di Posillipo”) che congiungeva Napoli con la zona flegrea, il santuario divenne presto il centro della devozione del borgo marinaro e della sua festa,  fissata l’8 settembre, ovvero il giorno della natività di Maria. La festa andava ogni anno ad espandersi ed avere una maggiore partecipazione di fedeli che giungevano anche dai paesi limitrofi, a volte soggiornandovi per alcuni giorni, fino ad assumere una tale importanza che ad essa alla quale partecipavano anche i reali ed i dignitari del regno, fino ad assumere la qualifica di “festa nazionale” nel 1744 allorquando Carlo III decise di introdurre una parata militare per celebrare la vittoria di Velletri sui tedeschi. Un editto stabilì la festa doveva essere anche popolare e prescriveva l’accensione delle luminarie per cui  era chiesto ai residenti di «addobbare i balconi e di illuminarli sul far della sera» e previsto l’allestimento di carri allegorici.

Piedigrotta PARTICOLARE DI UN CARRO

UNO DEI FAMOSI CARRI DI PIEDIGROTTA

L’8 settembre 1859 si svolse l’ultima parata dei Borbone con 47 battaglioni, 33 squadre d’assalto e 64 pezzi d’artiglieria alle quali seguirono le cannonate dai cinque castelli cittadini. Nel 1888 fu introdotta la sfilata in carrozza, mentre l’edizione del 1902 fu la prima con le lampade a corrente elettrica. Collegata alla festa c’era una spontanea competizione di canti popolar-religiosi, in stile a “cappella”, con ampio spazio a tarantelle e a macchiette basate su strumenti tradizionali popolari e tipici di Napoli, come putipù, triccheballacche, scetavajasse, nacchere oppure tammorre. La vera e propria Piedigrotta musicale, con strumenti classici ed orchestra è datata 1835 e con il passare degli anni ebbe un incremento di canzoni e di consensi tale che i maggiori autori-poeti e musicisti erano orgogliosi di scrivere canzoni da presentare alla manifestazione canora, nascevano le immortali melodie della canzone classica napoletana.

Purtroppo oggi questa festa non c’è più (almeno nella grandezza di allora) non ci sono carri né “cuppulone” non c’è la competizione canora.

 Cosa era ‘o cuppulone?  Era un involucro di cartone o carta pesta – a forma di cono, ma anche cilindrica, o addirittura di un “ cantaro” , ovvero grande pitale con due manici –  addobbato con l’immancabile carta velina, coriandoli e altre cianfrusaglie. Il cuppulone era sospeso con una sottile cordicella a una lunga canna e l’abilità di chi metteva in atto lo scherzo era quella di mettersi dietro alla persona predestinata a subirlo, seguendolo in maniera che questi non s’accorgesse di nulla per poi, al momento opportuno, lo calavano sulla persona. Lo scherzo ovviamente era consentito soltanto nel periodo di Piedigrotta ed era proprio durante la sfilata dei carri che assurgeva quasi a un rito collettivo. Variazione sul tema era quello che veniva calato da un balcone. Il cuppulone  era legato ad una lunga corda e lo si faceva penzolare dal balcone. Individuato’o suggetto si lasciava andare la corda che poi, dopo l’incappucciamento, si ritirava con la massima velocità. Si è tentato più volte di ripristinare la vecchia Festa di Piedigrotta, ma i vari tentativi non fanno sortito le aspettative riposte…alla prossima.

NOTA BENE, le foto sono state liberamente tratte da internet, unica fonte disponibile, grazie a chi le ha rese pubbliche.

 

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