E’ chiaro che il Napoli, attualmente, si trova in una posizione di classifica tale da far sognare i tifosi per il raggiungimento di un traguardo prefissato negli obiettivi programmatici societari ad inizio campionato ma che si stava allontanando dopo una partenza, nel torneo in corso, alquanto problematica: la possibilità di partecipare ad una competizione continentale nella prossima stagione.
L’Europa, è ciò che la Società partenopea cerca di raggiungere al termine del campionato in corso ed, attualmente, la squadra non solo è in zona “Europa League” ma intravede la possibilità di agguantare una posizione utile per raggiungere la “Champions League”, traguardo che, se conquistato al termine del torneo, proietterebbe la Società in una dimensione tale da far dimenticare alcuni “passi falsi” compiuti dalla squadra e derivanti anche da alcune scelte gestionali pianificate da colui che era preposto a condurre in porto nel migliore dei modi, il “Progetto De Laurentiis”: Pier Paolo Marino.
L’ex Direttore Generale ha avuto il merito di aver condotto la neo Società partenopea, in breve tempo, da Lanciano a …. Lisbona. Dalla capitale portoghese, Marino, probabilmente, ha scelto la strada del ritorno utilizzando un “Jet privato” mentre la squadra, disorientata per il risultato ottenuto all’Estadio da Luz, ha rimediato un
“Il Napoli è un Laboratorio operante” disse, a più riprese, Marino dimenticando che un tale luogo di sperimentazione deve avere la possibilità di verificare, periodicamente, la validità dei giocatori ed il loro inserimento in una squadra che, guarda al presente tenendo d’occhio il futuro. Un Laboratorio che deve avere la possibilità di sostituire le ” pedine” inadeguate al progetto societario con altre che ben si addicono al “puzzle” in costruzione.
Gennaro Iezzo, Paolo Cannavaro, Contini, Christian Bucchi, Samuel Dalla Bona, Pià ed altri rappresentarono “colpi di mercato” per una Società che, nata da poco, aveva l’ambizione di approdare in breve tempo nel “calcio che conta”.
Lavezzi, Hamsik, Gargano, Santacroce, Mannini, Maggio, Cigarini e, dulcis in fundo, Quagliarella sono state performance di un valido ed esperto Direttore Generale. Calciatori, alcuni dei quali sottratti ad una concorrenza qualificata, che rappresentano attualmente il vero “patrimonio” del Napoli.
Marino ha commesso, forse, un errore fondamentale e determinante per le sorti di una moderna azienda che mira a primeggiare nel settore di competenza: la mancanza di manager esperti in “Strategia e Management d’Impresa” che lo potessero affiancare e consigliargli soluzioni alternative a quelle adottate, in sede di definizione contrattuale, per acquistare calciatori che, sistematicamente, sono risultati utili ad occupare un posto “in tribuna” oppure a “scaldare la panchina partenopea”. Calciatori a cui sono stati concessi ingaggi elevati e contratti quinquennali, quindi inadatti a poter far parte di quel “Laboratorio operante” che prevedeva la loro sostituzione in caso di inadeguatezza al “Progetto Napoli”.
La conseguenza della “strategia di mercato” messa in atto da Marino, è che la squadra partenopea è risultata, dalla sua nascita, sempre un “eterna incompiuta” ed ancora oggi, è scoperta in ruoli importanti quali il laterale sinistro, un ulteriore centrocampista dotato di fisicità, un centrale difensivo, alcuni ricambi che siano quasi dello stesso valore tecnico dei titolari.
Il neo d.s. Riccardo Bigon, che ha portato serenità nell’ambiente partenopeo ed all’interno della squadra, ha ora un compito difficile: provvedere a sfoltire l’organico e, successivamente, a coprire quei “buchi” in alcuni ruoli.
“… non si compra tanto per farlo, si potrebbero commettere degli errori”- afferma Mazzarri forse riferendosi ad un recente passato …
Chapeau Mister Mazzarri. In bocca al lupo Riccardo Bigon

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