Strade di Napoli

Nisida (via,sbarcatoio)

Nisida (via,sbarcatoio), cap 80124, Quartiere Bagnoli.La via da Coroglio all’isola, ovvero è il percorso del ponte costruito nel 1934 che la congiunge con la terraferma; lo sbarcatoio da via Coroglio al mare. Il toponomo deriva da Nesìs (dal greco, isola) e Nesida (dal greco, piccola isola), nel medioevo il toponimo si disperde,in favore di Gipeum o Zippium, salvo ricomparire nel Quattrocento. Essa è una piccola isola di natura tufacea appartenente all’arcipelago delle isole Flegree, posta a pochissima distanza dalla dorsale di Posillipo di cui è una continuazione. L’isola è quasi perfettamente circolare (a parte l’insenatura di Porto Paone) con un diametro di circa 0.5 km e un’altezza massima di 109 m, e la sua forma tradisce in maniera inequivocabile la sua origine vulcanica, infatti in epoca remota, la sua collina coperta da bosco era caratterizzata da una intensa attività vulcanica con esalazioni mefitiche. Delle strutture manufatte, oggi sommerse , denotano un antico abbassamento del terreno dovuto a fenomeni di bradisismo tipico della zona dei Campi Flegrei. La leggenda e la mitologia vogliono che lo spazio di mare fra Nisida e Capri fosse il luogo deputato della tradizione omerica in cui vivevano le sirene che tentarono Ulisse. Cicerone scrive che qui aveva la sua villa qui anche Marco Giunio Bruto e qui Bruto e Cassio avessero dato l’avvio alla congiura contro Cesare, ed ancora qui, secondo la tradizione, si sarebbe suicidata Porzia, figlia di Catone Uticense. In questa epoca l’isola era legata alla terraferma da un istmo di terra ed era raggiungibile da Coroglio mediante un strada che attraversava lo scoglio del Chiuppino con una galleria, alta circa 50 metri, di cui i due terzi sono sommersi. Sono stati rinvenuti resti romani del porto, costruito con la tecnica delle pilae , la stessa usata per quelle del porto di Puteoli (Pozzuoli). Il porto si trovava sul lato settentrionale dell’isola, ad oriente lo scoglio del Chiuppino sbarrava il porto. Questo scoglio, oggi scomparso perchè inglobato nella base del ponte che collega l’isola, fu utilizzato per circa cinque secoli come lazzareto, infatti il Chiuppino era noto anche col nome di Lazzareto. Su di esso furono costruiti due edifici, i cui resti sono ancora visibili. Nel Lazzareto si faceva stazionare la merce che giungeva da luoghi a rischio di peste, mentre l’isola principale fungeva da ricovero delle navi in quarantena. In epoca moderna, su Nisida, comincia, nel XVI secolo la costruzione di un castello che divenne in seguito uno dei capisaldi della difesa napoletana. Fu feudo della famiglia napoletana dei Macedonio. Nel periodo medioevale si sa che qui sorgeva il monastero di S. Angelo. Alla fine del ’700 gli edifici del lazzareto erano già tutti ampliati e nel 1800, ritornati i Borboni, dopo Murat, fu dato inizio al potenziamento del porto ed il castello divenne carcere. Carcere dove furono rinchiusi, tra gli altri, luigi Settembrini, Luigi Spaventa e Carlo Poerio. Negli anni trenta del 1800, a seguito di una epidemia di colera furono effettuati ampliamenti e ammodernamento delle strutture del lazzareto. Nel 1945ospita la sede dell’Accademia Aeronautica poi trasferita nel 1962 a Pozzuoli, l’isola non è aperta al pubblico, ma è divisa tra un presidio militare e un carcere minorile aperto nel 1934. E’ anche sede dell’Istituto di osservazione maschile per minori in custodia preventiva.
Galario Gennaro ©

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