Cosa è il “paraustiello”?

Ci sono parecchie interpretazioni di questo vocabolo prettamente usato nella lingua napoletana, cosa significa? Secondo uno dei dizionari  più qualificati riguardanti la lingua napoletana, a mio parere quello di A. Altamura edito da Fiorentino, è <”discorso di poco valore (causidico) e un po’ ipocrita; discorso pretestuoso”>.

Per altri: O’ paraostiello (o paraustiello)” (scusa molto argomentata, convenevole, chiacchiera, cerimoniale).

Da dove deriva? Ci sono principalmente due teorie. Una prima  teoria ne propone l’etimologia nello spagnolo para usted, cioè “per voi”, adducendo come spiegazione che tali discorsi fossero costruiti su misura per l’interlocutore da convincere, ovvero si dice che  durante la dominazione spagnola quando chi per un vicolo stretto incrociava un nobiluomo o signorotto spagnolo, era obbligato a lasciargli il passo inchinandosi e pronunciando una frase di saluto, pronunciando alla fine il convenevole “para usted” (per  Voi). Un’altra teoria, invece, fa discendere questo termine dalla parola greca paràstasis che vuol dire proprio “dimostrazione, esposizione per creata far capire”.

Quindi il PARAUSTIELLO è un  discorso arzigogolato, che non conduce a niente, un esempio insostenibile e senza fondamento, attuato per convincere l’interlocutore di qualcosa di infondato.

Spesso si dice: “ m’ha purtate ‘nu scacche ‘e paraustielle, ma senza capa né coda !”, il che significa ha portato esempi senza significato.

Galario Gennaro ©

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