Parole della lingua napoletana, quasi dimenticate: 

Tavuto – tauto

Tavuto (o anche Tauto): bara, cassa mortuaria.

La parola è quasi in disuso, e seppur macabra ha bisogno di essere menzionata, pochi sanno che essa è una delle parole napoletane che non derivano né dal greco e nemmeno dal latino, ma è una parola derivante dalla parola spagnola ataúd.

Parola importata a Napoli durante la dominazione spagnola all’epoca dei vicereami, e da allora sempre usata. Ma un suo plurale, ‘e tavòte non ha un riferimento macabro, tutt’altro, esso fa riferimento a quegli attrezzi da fornaio, costituti in assi di legno con un piccolo bordo dove di mette il pane a lievitare prima di essere infornato e dove si rimette il pane appena sfornato per farlo raffreddare.

Il termine tavuto è riportato anche Raffaele Viviani nel brano scritto nel 1910: 

O guappo ‘nnammurato 

“Manco ‘a quattuordece anne ‘a carcerato.

Però, chi mme ce manna n’ata vota,

se fa ‘nteresse sempe nu tavuto!

Fronna ‘e carota!”

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