Quante volte abbiamo vissuto giornate tristi per incidenti avvenuti fuori e dentro gli stadi? Sono state scritte troppe pagine nere nella storia dello sport più amato dal popolo italiano. Sono state, sempre, stigmatizzate azioni delinquenziali che hanno messo a repentaglio l’incolumità degli spettatori presenti ad eventi sportivi ed anche di cittadini che si trovavano in prossimità dei luoghi ove si giocava una partita di pallone. E’ stato più volte manifestato, dagli organismi calcistici e dalle istituzioni politiche nazionali, la volontà di debellare tutto ciò che impedisce ad un popolo di poter vivere una giornata di gioia e sana passione sportiva. Fino ad oggi, tutti i provvedimenti presi sono risultati inefficaci e tendenti, forse, solo ad una ulteriore burocratizzazione per comprare i biglietti necessari ad accedere agli stadi. Tessera del tifoso, tornelli agli ingressi degli impianti sportivi e quant’altro altro non hanno impedito ad alcuni di portare all’interno degli stadi fumogeni, bombe carta, petardi, coltelli ed altro evitando sistematicamente ogni controllo. Scrivevo di passione sportiva, ma troppe volte questo sentimento si trasforma -per alcuni che agiscono a causa di una chiara frustrazione- in una esasperata volontà di essere attori protagonisti di una sfida senza esclusioni di colpi verso l’avversario di turno visto come nemico da affrontare per sconfiggerlo fisicamente e -molte volte con beceri cori ed invettive che poco hanno a che fare con i normali e simpatici sfottò- verbalmente. Cori ed invettive che precludono ogni tentativo di insegnare ad un popolo la dovuta cultura sportiva, ma che preparano il terreno ad azioni e ritorsioni ben più gravi. ”Napoli colera” e ”Vesuvio lavali col fuoco” non possono essere annoverati come manifestazioni goliardiche. La goliardia è il tradizionale spirito che anima le comunità studentesche, soprattutto in ambito universitario, in cui alla necessità dello studio si accompagnano il gusto della trasgressione, la ricerca dell’ironia, il piacere della compagnia e dell’avventura. Mi permetto di dare un consiglio a coloro che confondono gli sfottò -associabili alla goliardia- con violenti insulti verbali: sarebbe opportuno fare un serio esame di coscienza oppure ritornare sui banchi di scuola per apprendere quelle cognizioni di base necessarie a poter almeno distinguere i veri valori della vita da ben altro. Allo stadio Olimpico di Roma, sabato, è stata disputata la finale di Coppa Italia tra la Fiorentina ed il Napoli. Un match, sotto i riflettori di tutto il Mondo, che ha fornito una vergognosa immagine dell’Italia. Attenzione! La brutta immagine non è dovuta soltanto a tutto ciò che è accaduto all’interno dell’Olimpico, ma, anche e soprattutto, ad un episodio sconcertante avvenuto fuori dallo Stadio. Un tifoso napoletano è stato ferito gravemente, a colpi di pistola, da un sostenitore appartenente ad una squadra che non partecipava all’evento calcistico. Ciro Esposito -tifoso del Napoli- ha avuto la colpa di seguire la sua passione sportiva e la squadra del cuore, ignaro che -grazie ai limiti manifestati dagli organizzatori dell’evento- si potesse correre il rischio di mettere a repentaglio la propria vita per azione di una persona che, forse, poteva essere messa in condizioni di non nuocere, per i suoi noti precedenti. Ciro Esposito doveva comparire -in primo piano- sulle pagine dei media italiani (giornali, siti e tv) e non altre situazioni che richiederebbero una seria analisi ed efficaci interventi. Vincenzo Vitiello per EuropaCalcio.it LEGGI ARTICOLO SU EUROPACALCIO.IT
Incidenti di Roma: tanta retorica dimenticando Ciro Esposito
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