Il Regno delle due Sicilie aveva proprie misure di peso, volume, capacità, lineari e  monetarie, ancora oggi in alcuni paesi dell’entroterra campano, soprattutto nell’ex Terra di Lavoro, Irpinia o Beneventano la terra si indica in Moggio ( o Muio). La portata dell’acqua era indicata con il Cannone, a tal uopo vedasi la denominazione di via Mezzocannone nel libro Napoli Street edito dalla Clean.

Speriamo di non averne dimenticata qualcuna, le elenchiamo in ordine alfabetico

Acino

Misura di peso, sotto il Regno di Napoli un acino era uguale a 0.04455 grammi

Barile

Quantità di liquido contenuto nell’omonimo recipiente; prima dell’introduzione del sistema metrico decimale, costituiva la misura di capacità (ovvero, la misura del volume) dei liquidi, specialmente per vino e olio. Nel Regno delle Due Sicilie, prima del 1840, il barile (=”60 caraffe di botte = 66 caraffe di vendita a minuto) era uguale a 43,621600 litri. La legge del 6 aprile 1840, n, 6048, stabilì che per la misurazione di alcuni liquidi (come il vino, l’aceto e l’acqua) si facesse uso del solo barile di Napoli considerato come unità e diviso in 60 caraffe (di once 27,143 ossia 814,3 trappesi = 725,539 grammi). La capacità (o cubatura) del barile legale di Napoli, dopo il 1840, valeva 43,625030 litri pari ad un peso d’acqua distillata di 48,858 rotoli ovvero 43,532331 chilogrammi

Botte

Antica unità di misura della stazza dei bastimenti. La botte (o bolla) indicava il contenitore per vino utilizzato per valutare le dimensioni di una nave. La botte napoletana, nel secolo XIII, conteneva circa 470 litri. Prima del 1840, la botte napoletana (= 12 barili) valeva 523,4594 litri. Due botti per vino costituivano un carro (di vino); ogni botte era della capacità di 28,556 palmi cubici pari a 0,52346 metri cubi (= 523,460 decimetri cubi ovvero 523,46 litri). La botte per vino napoletana, dopo la legge del 6 aprile 1840 (pubblicata il 22 aprile), era composta da 12 barili ed aveva una capacità di 523,5 litri. Era pari ad un peso d’acqua distillata di 490,31219 chilogrammi). La botte utilizzata nel commercio dell’olio a Napoli era composta di 44 staja napoletane, oppure di salme 2 e 3/4 (di rotoli 165 e 1/3, per un totale di rotoli 454 e 2/3) pari a 405,1(x)72 chilogrammi. La botte legale napoletana conteneva olio per 5,366 cantaja equivalenti a 478,10909 Kg.

Braccio

Unità di misura lineare (o di lunghezza) in uso prima dell’adozione del sistema metrico decimale. Valeva: 0,5421 metri a Napoli.  Nel Regno delle Due Sicilie era in uso anche il braccio o brassata per la marina (= 5 piedi parigini) pari a 1,6242 metri.

Canna

Misura di lunghezza utilizzata prima dell’introduzione del sistema metrico decimale. In base all’editto del 6 aprile 1480, emanato da Ferdinando I d’Aragona, veniva utilizzata la canna composta di 8 palmi avente valore di 2,109360 metri. Questa canna era utilizzata nel commercio al minuto dei tessuti e nelle misurazioni inerenti a costruzione di fabbricati; nella pratica era pari a 2,12 metri (considerando ogni palmo di 26,5 centimetri). La legge del 6 aprile 1840, emanata da Ferdinando II, stabilì che doveva utilizzarsi la canna lineare composta da 10 palmi avente valore di 2,6455026455 metri.

Cannone

Misura di volume utilizzata prima dell’adozione del sistema metrico decimale. La canna cubica di liquido era pari a botti 17, barili Il, caraffe 9 e 1/4.

Cantaro o cantaio

Misura di peso, frequentemente usata nei documenti marini. Il cantaro napoletano, sin dal 1480, era composto di 100 rotoli ed era equivalente a chilogrammi 89,09972.

Caraffa

Antica unità di misura di capacità per i liquidi, in uso nel Napoletano. Era di due tipi: caraffa di botte e caraffa di vendita al minuto.  La caraffa di botte, utilizzata nei traffici mercantili, era corrispondente a:

  • 0,7270266 litri, dal 1480 al 1811;
  • 0,7270270 litri, dal 1811 (giusta legge del 19 maggio) al 1840;
  • 0,7270838 litri (= 0,725539 Kg. di acqua distillata), dallo gennaio 1841.

La caraffa di vendita minuto, usata nel commercio minuto valeva:

  • 0,6609333 litri, dal 1480 al 1811;
  • 0,6604190 litri, dal 1811 al 1840;
  • 0,6609853 litri, dal gennaio 1841.

La legge del 6 aprile 1840 stabilì che 60 caraffe di botte o 66 caraffe di vendita a minuto costituivano un barile (di vino o di acquavite).

La caraffa era anche utilizzata come unità di misura di capacità per il vino e valeva 0,7277029 litri (= 0,7261627 chilogrammi).

Carlino

Moneta d’argento o anche d’oro coniata per la prima volta nel 1278 nella Zecca di Napoli da Carlo d’Angiò.

Il carlino d’argento, coniato dai Borboni, costituiva la decima parte di un ducato napoletano.

In ordine temporale, il carlino del Regno delle due Sicilie ha assunto i seguenti valori:

  • carlino di 10 grana (20 tomesi) pari a 0,4368 lire italiane (fino al 1784);
  • carlino di 10 grana (20 tomesi) pari a 0,42249 lire italiane (dal 1784 al 1814);
  • carlino di 10 grana (o 100 cavalli) pari a 0,4249 lire italiane (giusta legge del 14 agosto 1814).

Cavallo (abbr. callo)

Moneta di rame coniata nel 1472 da Ferdinando I d’Aragona.

La sua coniazione continuò con tipi vari, salvo breve interruzioni, fino al 1815, anno in cui fu sostituito dal Tornese. Il cavallo, nel tempo, ha assunto diversi valori:

  • 0,0036 lire italiane, fino al 1784;
  • 0,0035 lire italiane, dal 1784 al 1814. Fino al 1814, il cavallo era la dodicesima parte di un grano napoletano. Con la legge del 14 agosto 1814 divenne la decima parte di un grano napoletano e valeva 0,0042 Lit.

Vedasi Piazza Ottocalli stesso libro citato

Ducato

Il ducato napoletano si suddivideva in:

  • ducato di 100 grana, pari a 4,3685 lire italiane (fino al 1784);
  • ducato di 100 grana, pari a 4,2487 lire italiane (dal 1784 al 1814);
  • ducato di 10 carlini (o 100 grana) pari a 4,2487 lire italiane (giusta legge del 14 agosto 1814).

Quest’ultima suddivisione, stabilita dalla legge del 14 agosto 1814 e confermata dalla legge del 20 aprile 1818, fu legalmente in uso fin oltre il 1861.

Con Regio Decreto del 17 luglio 1861 il valore del ducato fu fissato a 4,25 lire italiane. Attualmente (1990), il valore (calcolato) è di circa 25000 lire  italiane

Grana o grano o soldo

Moneta d’argento e rame fatta coniare da Ferdinando I d’Aragona per il Regno delle Due Sicilie, che equivaleva idealmente la 6001 parte dell’oncia d’oro.

Fino al 1814 si divideva in 12 cavalli o 2 tornesi; con la legge del 14 agosto 1814 fu introdotta la divisione in10 cavalli.

Libbra

Unità di misura di peso, che si divideva in 12 once.

A Napoli, la legge del 19 maggio 1811, n. 974, stabilì l’utilizzazione della libbra composta da 360 trappesi (ossia 12 once di 30 trappesi) Questa unità di misura fu abolita nel 1840 ed era pari a 0,32075899 chilogrammi.

Moggio

Misura agraria.

A Napoli corrispondeva a 3.364,86 m2. Variava però da diocesi a diocesi, e in alcuni casi cambiava anche da comune a comune. Per esempio, nel dipartimento, poi provincia, di Terra di Lavoro, variava dai 3.387,36 m2 di Caserta ai 3.265,299 m2 di Teano e Capua, che si divideva in 30 passi, suoi sottomultipli, i quali, a loro volta, si suddividevano in 30 passitelli, loro sottomultipli. Il moggio di Aversa corrispondeva a 4.259 m2 e si divideva in 10 quarte, suoi sottomultipli.

Oncia

Antica unità di peso, equivalente a un dodicesimo di libbra e composta da 30 trappesi pari a 0,026729916 chilogrammi (= 26,72 grammi). L’oncia era anche un’antica unità di misura di lunghezza del valore di 1/12 di piede.

Palmo

Unità di misura della lunghezza in uso prima dell’adozione del sistema metrico decimale. Il palmo napoletano valeva:0,2633333670 metri (dal 1480 al 1840); 0,26455026455 metri (giusta legge del 6 aprile 1840).

Passo

Unità di misura di lunghezza in uso prima dell’adozione del sistema metrico decimale.

A Napoli, l’editto del 1480 stabilì l’utilizzazione di due passi:

  • il passo itinerario, composto da 7 palmi uguale a 1,84569 metri;
  • il passo da terra, composto da palmi 7 e 113, pari a 1,9335799 metri.

Nel Regno delle Due Sicilie, sin dal 1480, era utilizzato anche un altro passo chiamato passo d’Arsenale di Marina (composto da palmi 6 e 213) che  valeva circa 1.75 metri. Un Decreto Reale del 1822 abolì questa misura e, contemporaneamente, ordinò l’uso in Marina delle misure in piedi e braccia (o brassate di Francia), nello stesso tempo in cui erano in uso per i cordami ed il legname, in modo promiscuo le misure napoletane, francesi, inglesi e spagnole.

Piede

Il piede napoletano, usato sin dall’XI secolo, valeva 0,3349 metri. Nel Regno delle Due Sicilie si utilizzava anche il piede francese o piede regio di Parigi che valeva 0,324839 metri (oggi valutato 0,324864 metri).

Rotolo (plurale rotola)

Unità di peso, usata in più luoghi, che si trova spesso citata nei documenti navali del tempo passato.

Il rotolo napoletano valeva, sin dal 1480, chilogrammi 0,8909972.

Salma

Unità di misura di capacità per i liquidi.

La salma = 16 staia = 161,297 litri = 147,312 chilogrammi;

Lo staio (o staro) = 16 quarti = 10,081 litri = 9,207 chilogrammi.

La salma utilizzata nel commercio dell’olio a Napoli era di due tipi:

  • salma composta di 16 staja napoletane, avente un peso di rotoli 165 e 1/3 pari a 147,31153 chilogrammi;
  • salma avente un peso di 170 rotoli pari a 151,46952 chilogrammi.

Staio o stajo o staro

Misura di capacità per aridi e liquidi, di valore variabile da luogo a luogo. Lo stajo d’olio napoletano di peso pari a rotoli 10 e 1/3 (uguale a 9,2069707 chilogrammi) valeva 10,0811 litri.

Tarì

Moneta del Regno di Napoli equivalente a 2 Carlini o a un quinto di Ducato

Tomolo

Misura di capacità per gli aridi (frumento, riso, granturco, miglio, orzo, avena, segale, sorgo, panico, ecc.).

Nel Regno delle Due Sicilie valeva:

  • 55,3189 litri, giusta editto del 6 aprile 1480;
  • 55,2340 litri, giusta legge del 19 maggio 1811, n. 974;
  • 55,545113 litri, giusta legge del 6 aprile 1840.

Tornese

Moneta in rame del valore originale di 6 cavalli, usata già nel periodo anteriore al 1790.

Vedasi Vico Tre Tornesi, stesso libro citato

Trappeso

Millesima parte del rotolo, avente valore di 0,8909972 grammi. Uguale anche a 20 acini

Ziracchio

Unità di misura (circa cm. quindici) pari alla distanza intercorrente tra il pollice e l’indice della mano distesa.

“Nu palmo e nu ziracchio” che formano un’espressione, oggi poco usata o anche poco conosciuta.

La troviamo anche in una canzone di Raffaele Viviani, ‘O GUAPPO ‘NNAMURATO” che dice :”Surzo ‘e sciarappo, si arrivo a te piazzá stu miezu scippo,p”o mmerecá, nc’hê ‘a mettere pe’ coppa…nu palmo e nu ziracchio ‘e sparatrappo” Che indicava la misura della lunghezza del taglio. Ma addirittura  si usava per indicare un uomo di bassa statura :”chille è nu palmo e nu ziracchio ‘e ommo!”

In effetti ‘o palme e o ziracchio”erano unità di misura :’o palme era la distanza intercorrente tra il pollice e il mignolo della mano tesa , mentre ‘o ziracchio quella tra il pollice e l’indice della mano .

 

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