Il nostro sito, rende omaggio ad una “Napoletana nel mondo” degna di tale nome la nostra Cara amica Lorena Gagliotta, collegando il nostro sito con quello della rivista ” Acqua e Sapone”, previa autorizzazione del suo direttore dott. Alberico Ceccarini e della stessa Lorena, i nostri utenti potranno così leggere il libro di Lorena cliccando sul link sia da questa pagina che dai link nella home alla voce ” Mama kenya”. Riportiamo una breve presentazione di Lorena recensita dalla stessa:
< “” Sono nata a Napoli, ero una bambina quando già sapevo che sarei andata in Africa, non so cosa fosse ma sentivo che era la mia vita. In breve: da sola ho studiato etologia, etnologia, primatologia, poi dopo una malattia tumorale che mi portò via un bimbo dal grembo, ci fu il divorzio con mio marito; in ospedale chiesi a Dio di darmi ancora tempo, volevo finire il mio progetto in Africa, volevo aiutare i bimbi e le donne: avevo fatto 2 viaggi nei quali ero sicura di trasferirmi.
In Kenya, mi sentii a casa, tanto che imparai la lingua locale in 3 mesi: nessuno mi credeva, sembravo una di loro, Dio mi ascoltò, trovai il lavoro, partii, lasciando la mia famiglia con dolore ma felice perché era ciò per cui sono nata. Vivevo con i locali, la tribù dei Giriama, senza comodità, alle 5 partivo per raggiungere il lavoro, intanto mi occupavo delle persone del villaggio. Poi lasciai il lavoro per crearne uno per me e la mia tribù, organizzavo safari con i locali, i turisti più sensibili potevano mangiare con la tribù, assistevano a danze e in barche locali visitavamo mangrovie, uccelli rari, il terreno era vicino alla foresta, dove vivevano babbuini e animali.
La mia tribù mi accolse come una figlia, tanto che dicevano: “tu non sei bianca tu sei una di noi”. Mi organizzarono un rito dove vestita con i loro abiti mi chiamarono Dama, che vuol dire donna forte. Fu un onore, ho sposato un Giriama, abbiamo avuto un bimbo meraviglioso, i soldi che facevamo venivano dati come stipendi al villaggio, i turisti che venivano vedevano che davvero aiutavo come potevo i bimbi, e così ho unito un gruppo di pochi che a distanza aiutano le famiglie, poi abbiamo costruito dei servizi igienici e portato l’acqua al villaggio.
Facevamo tutti i giorni 15 km. a piedi, la gente mi chiamava “Mama Kenya, Mama Giriama”, ero una di loro. Oggi sono in Umbria, ho vissuto 3 anni e mezzo con loro, sono qui con mio figlio, mio marito, in più ho con me 4 figli adottivi, due gemelli di 6 anni, un ragazzo di 14 un altro di 23 che cerco di far studiare all’università, continuo i miei aiuti al villaggio a distanza. La storia dei miei figli è lunga e dura, figli di mio marito, quasi abbandonati da una mamma assente, li ho cresciuti io, sono in ottimi rapporti con la loro mamma, ci sentiamo e i piccoli non la ricordano, ma sanno di avere 2 mamme e raccontano di una mamma bianca e una marrone: quando andiamo in Kenya siamo una grande famiglia unita, qui in Italia siamo come una piccola tribù ricca d’amore.
L’ho annoiata, ma lei mi ha colpito, perché ama i bambini e io in Kenya mi occupo di loro,a volte tutti ci lamentiamo che non possiamo aiutare a distanza, che i soldi non bastano, io sono stata giudicata matta perché ho accolto 4 figli nonostante avessimo un solo stipendio, non vado mai fuori, è vero, rinuncio a tante cose; tanto però ricevo dai miei figli, dalla gente in Kenya. Mi è stato detto: “tuo figlio non avrà tante cose”. È vero, i miei figli non hanno giochi nuovi spesso, ma hanno l’amore, la condivisione, la serenità di chi si accontenta. I miei gemelli avevano i piedi rosicchiati dai topi, deturpati da vermi che gli mangiavano le carni, ora sorridono. Il mio Martin che ha 14 anni mi scrive in una lettera grazie, mamma, per ciò che hai fatto. Io non l’ho mai avuto tutte le attenzioni che tu mi hai dato”. Ecco ciò che mi fa sentire ricca, credo che i soldi servano, ma l’amore è vita!
Il Kenya mi ha guarita, dal cancro, la sua gente mi ha dato tutto, io vorrei fare qualcosa per loro,le donne con cui ho condiviso tutto, sono la forza, sono loro che mi hanno chiesto di scrivere, spesso sono costrette a subire percosse da mariti violenti che bevono.
Il mio sogno è di scrivere un libro,che parli di loro, delle loro vite e di questa storia d’amore, per devolvere una parte alla mia gente in Kenya …””> http://www.mamakenya.it/









































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