Alifana (L’ALIFANA): la ferrovia di cartone

Alifana (L’ALIFANA): la ferrovia di cartone

L’Alifana …. È un ricordo della mia infanzia, sono nato in Via Arenaccia e ho frequentato l’asilo alla scuola Dante Alighieri  sita in piazza Carlo III; in questa stessa piazza, perché vi erano dei giardinetti, i miei mi portavano a giocare ed io mi incantavo a vederli attraversare da un trenino bicolore, crema e rosso, formato da una motrice ed un rimorchio: l’Alifana, che da molti sentivo dire :” ‘A ferrovia ‘e cartone!”. “‘A ferrovia è cartone? ( la ferrovia di cartone) ?” dicevo tra me e me ” Ma questi sono scemi?   Non vedono che è di ferro?”,   poi un po’ più grandicello mio padre, che era dipendente della azienda tranviaria napoletana e per me considerato un “esperto” ,  mi spiegò tante cose, alcune fantasiose, altre fondate e tecniche e,  oltre a portarmi più volte in esso trenino ed io ero estasiato durante il viaggio, mi raccontò la storia, le origini di questa ferrovia, mi spiegò il percorso  e come ho detto me lo dimostrò praticamente portandomi, e lungo il percorso mi ricordava i posti ed il luoghi che fino allora mi aveva illustrato verbalmente; peccato che allora non ci fossero le macchine fotografiche come si dispone ai nostri giorni e le foto le possono fare anche i ragazzini, come lo ero io allora.    Per prima cosa chiesi del perché essa era chiamata :” ‘a ferrovia ‘e cartone”, e mi fu spiegato che il nome era dovuto per alcune cose quali lo scartamento ridotto dei binari, le carrozze (o rotabili) piccoline e poco il treno bicolore (da web citati)

accoglienti, sedili di legno, pittura non sempre rifatta, entrate senza un porta che le chiudesse, servizi non sempre efficienti e puntuali, linea a binario unico caratterizzato da coincidenze, col sistema del passaggio del “testimone” o del “bastone pilota” come per le corse a staffetta nell’atletica. Consisteva in pratica che  il macchinista di uno dei treni su uno dei tratti in cui era suddivisa la linea, veniva dotato di un bastone (o altro oggetto) opportunamente marcato che rappresentava la “via libera”;  il possesso di tale oggetto autorizzava il macchinista a partire. Giunto nella stazione ove avveniva l’incrocio con altro treno, il macchinista in possesso del bastone lo consegnava al collega del treno incrociante autorizzandolo quindi a partire, questo sistema sebbene poco pratico era abbastanza efficace ed in uso anche per altre tranvie, quali la Provinciale o la Atan.  – il trenino bicolore . Come nacque l’idea della ferrovia e perché “ALIFANA”?  Dalla esigenza di collegare in modo pratico e veloce alcuni comuni dell’alto casertano, dell’agro aversano e dell’interland napoletano con Napoli e nel 1898 viene presentato un progetto che intendeva prolungare la tranvia provinciale, ‘o papunciello”, da Aversa, proveniente da Napoli, fino a Piedimonte d’Alife (dal 1970 Piedimonte Matese), ma il progetto non si concretizzò ma l’idea era partita. Nel 1900, con Regio Decreto, il 1° aprile (non è uno scherzo) fu accordato ad una società tramviaria con sede a Lione (Francia) la concessione per la costruzione e l’esercizio di una linea ferroviaria che collegasse Napoli con Piedimonte d’Alife, da qui il nome di Alifana, tale concessione passò poi nel 1905 alla “Compagnie des Chemins de Fer du Midi et d’Italie” con sede a Parigi anche conosciuta con sigla CFMI: Compagnia delle Ferrovie del Mezzogiorno d’Italia. Il progetto prevedeva due tratte a trazione diversa. –          La prima tratta, detta tratta bassa, a trazione elettrica da Napoli- Santa Maria CV- Biforcazione Capua, essa da  Napoli Piazza Carlo III   toccava le seguenti  19 stazioni: Capodichino, Secondigliano, Piscinola, Marano, Calvizzano, Giugliano, Aversa, Lusciano, Trentola-Ducenta, Frignano, Casaluce, Teverola, Santa Maria Capua Vetere-Sant’Andrea dei Lagni, Curti, San Pietro, Anfiteatro, Biforcazione e Capua. Erano inoltre previste alcune fermate facoltative come a Via Regina Margherita a Secondigliano ed al Ponte di Marano (bivio per Mugnano). –       La seconda tratta, a trazione a vapore da Biforcazione toccava le seguenti stazioni: Sant’Angelo in Formis, San Iorio, Triflisco, Pontelatone, Piana di Caiazzo (oggi Piana di Monteverna), Caiazzo, Villa Ortensia, Alvignano, Dragoni, Alife e Piedimonte d’Alife. Dopo alcune, normali lentezze burocratiche, ma comunque minori di quelle che sorgerebbero ai nostri giorni, si parte con la fase realizzativa ed il 30 marzo 1913 il primo treno parte dalla stazione di piazza Carlo III di Napoli, attraversa la piazza tagliandola in due, con i giardinetti ai due lati per poi raggiungere Capua, inaugurando così la “tratta bassa”, il 5 ottobre 1914, dopo che il 31 dicembre 1913 si era aperto il tratto Capua- Caiazzo, fu finalmente concluso e percorso l’ultimo tratto Caiazzo- Piedimonte.

Ricordo perfettamente i trenini fermi alla stazione vicino alla Chiesa di S. Antonio Abate (Sant’Antuono) su due binari e formati da due carrozze, di cui una era la motrice. Ne ho in mente il percorso effettuato diverse volte nel quale mi accompagnava mio padre, di esso ne sono memore e sicuro fino ad Aversa, per l’altro percorso meno presente nella memoria ho fatto una rinfrescata su internet su due siti di particolare interesse e che invito i lettori di questo articolo a visitare e dai quali sono tratte le foto allegate: http://www.lestradeferrate.it/mono1c.htm ehttp://www.gafa.it/ (già http://www.amicialifana.it/index.htm )  Dalla stazione i due  binari si riunivano in uno solo attraversando Piazza Carlo III°  nella parte centrale  per dirigersi in Via Don Bosco mantenendo la destra ed effettuare la salita verso l’attuale Istituto Don Bosco dove sempre sulla destra c’era  lo Scalo merci,

Scalo Marci (web citato)

da qui la linea entrava in una breve galleria che sottopassava Via Don Bosco (ricordo che lo passavamo per raggiungere il campo di calcio dell’ ENAOLI) per poi risalire verso la collina di Capodichino, poi il sovrapasso di  Via Filippo Maria Briganti con un viadotto di cui sono ancora visibili due arcate. Continuando la salita la linea sbucava su Viale Maddalena andando verso Capodichino parallelamente a Viale Maddalena, la linea raggiungeva la stazione di Capodichino, poi scavalcava Calata Capodichino con un ponte (vedi Calata Capodichino – Strade di Napoli www.napolinelmondo.org) , per dirigersi parallelamente al Corso Secondigliano dove era ubicata la stazione di Secondigliano. Percorrendo la linea  sempre parallelamente al Corso Secondigliano,  essa attraversava Via Regina Margherita con fermata facoltativa alla casa cantoniera. Da qui la linea si dirigeva verso Miano, passando alle spalle  portandosi sul lato sinistro di Via Don Guanella fino alla stazione di Piscinola, ubicata  dove  è l’attuale stazione della linea 1 della metropolitana napoletana. Il percorso proseguiva verso Cupa Filanda per portarsi parallelamente a Via Santa Maria a Cubito fino ad attraversare Via Napoli, la strada che conduce a Mugnano. Qui era presente una casa cantoniera, che svolse il ruolo di fermata facoltativa  per poi raggiungere la stazione di Marano, per giungere alla stazione di Mugnano, all’incrocio con la provinciale Mugnano-Calvizzano. Il percorso seguiva poi l’attuale Corso Europa fino ad attraversare la Circumvallazione Esterna poi la linea proseguiva nel comune di Villaricca seguendo l’attuale Via Domenico Fontana ed entrava  nel comune di Giugliano, dove ovviamente vi  era la stazione di Giugliano. Da qui la linea  giungeva alla periferia di Aversa lambendo l’ippodromo ove c’era la  fermata di Aversa Ippodromo, per poi giungere alla stazione di Aversa. Qui finisce il mio ricordo mnemonico e continuo il tracciato traendolo dalla lettura dei siti web citati.  Uscita così da Aversa, la linea entrava in Lusciano ove era un’altra stazione, proseguiva ancora verso Trentola ove era un’altra stazione per segue la Via Ex Alifana toccando la fermata di San Marcellino. Successivamente la linea attraversava la statale Aversa – Casal di Principe ove era una casa cantoniera oggi distrutta e sottopassava la linea ferroviaria Napoli-Roma, entrando in Frignano: qui era ubicata un’altra stazione. Il percorso dell’Alifana proseguiva poi portandosi a Casaluce, ove era una stazione,da qui il percorso raggiungeva l’Appia ponendosi parallelamente a quest’ultima nel punto in cui era ubicata la stazione di Teverola. Proseguendo lungo l’Appia raggiungeva poi il ponte sui Regi Lagni ove era posta la stazione continuando in maniera rettilinea, la linea giungeva a Sant’Andrea dei Lagni dove vi era la stazione di Santa Maria Capua Vetere-Sant’Andrea dei Lagni,aldilà della stazione, due binari verso sinistra conducevano al deposito dell’Alifana ed all’area alle spalle della stazione FS di Santa Maria Capua Vetere  per giungere a Capua ed io mi fermo qui, in quanto del vecchio tracciato della “tratta alta “non ho ricordi personali e del nuovo tracciato invito di nuovo a visitare i siti web citati. Nel 1955 venne chiusa il capolinea alla stazione di Carlo III ed il capolineo venne ubicato presso lo Scalo merci,

Capolinea allo scalo merco

raccordato alla vecchia stazione con navetta di pulman; lo scalo venne adeguato ad essere capolinea con la costruzione di pensilina e raddoppio di binari, questa fu operante fino al 1970, poi per i lavori della tangenziale il capolinea fu arretato a Capodichino per poi passare nel 1975 a Secondigliano… poi è storia recente .

 http://www.metrocampanianordest.it/home.asp  

Questo articolo è riportato anche nel Libro “Napoli Street” edito dalla Clean e di cui sono l’autore

http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_galario+gennaro-gennaro_galario.htm

Napoli Street

Napoli Street

Gennaro Galario, presidente della Associazione Napoli nel mondo

 

 

 

 

la tratta bassa

 

verso Capodichino

Stazione di Napoli

 

10 Cose da non fare a Napoli…10 Cose da non fare a Napoli…

Dal sito 10cose.it vi invito a riflette e commettare quanto riportato.
Napoli è così piena di cose da vedere, che dovrebbe essere inserita per legge come meta di vacanze per tutti i cittadini del mondo.
Ma Napoli è anche un luogo in cui ci sono atteggiamenti, modi di fare regole di vita che sovrastano le comuni leggi del vivere sociale, e stabiliscono un ordine che vale solo qui. E’ proprio per questo strano sistema che, oltre alle bellezze naturali di cui è dotata la città, i turisti restano affascinati dalla gente del posto.
Un popolo, quello napoletano, che vive tutto come fosse un gioco e, allo stesso tempo una sfida: allo Stato, al caldo, al caos, alla noia e alla povertà. Qui di seguito vi consigliamo le 10 cose da NON fare assolutamente durante una vacanza a Napoli, una guida scherzosa e volutamente esagerata, per sorridere delle “regole non scritte” della città.

1) Non fidarsi dei semafori
A Napoli non ci si ferma con il rosso e si passa con il verde: i colori dei semafori, nella logica degli automobilisti e dei pedoni, hanno una quantità infinita di sfumature e interpretazioni. E’ per questo che se inveite contro un automobilista che attraversa l’incrocio appena scatta il rosso, questo vi potrà rispondere che era “rosso fresco”, cioè appena uscito, e quindi s’è sentito in diritto di passare. Quindi, per attraversare, fate conto di trovarvi in una città a metà tra Londra e Roma: guardate sempre, con molta attenzione, sia a destra che a sinistra.
2) Non comprate computer, Rolex e cellulari dai venditori ambulanti
Per quale motivo un oggetto che in negozio costa almeno il triplo del prezzo che vi ha sussurrato il simpatico personaggio che vi ha fermato per strada, nelle sue mani dovrebbe costare così poco? Ve lo siete mai chiesto? Forse perché si tratta di un “pacco” all’interno del quale, dopo aver pagato e perso ogni traccia del venditore, non troverete che qualche mattone. Diffidate degli ambulanti, soprattutto nella zona del porto.
3) Non partecipate al gioco delle tre carte
Se vi fate incantare dal “bancariello” delle tre carte, forse siete masochisti. Lo sanno tutti che il gioco delle tre carte, soprattutto dalle parti di Piazza Garibaldi, è una scenetta costruita ad arte per spennare il pollo di turno. Evitate di fermarvi anche solo a guardare.
4) Non infangare il nome di San Diego Armando
Anche se sono passati 17 anni dall’ultimo scudetto del Napoli, Diego Armando Maradona resta una divinità alla pari di San Gennaro. Guai a farsi scappare commenti non entusiastici sul Pibe de oro e la sua condotta: potreste farvi dei nemici per tutta la vita.
5) Non farsi mai dire: “Bello ma staje guardanne?”
Evitate di guardare in modo insistente le persone, anche se queste hanno una condotta a dir poco istrionica. I napoletani interpretano lo sguardo insistente come un guanto di sfida, una sorta di richiamo primordiale al quale rispondere con il proverbiale e bellicoso: “Bello ma staje guardanne?” (“per quale motivo mi sta fissando così intensamente”).
6) Non dimenticare la mancia dopo il caffè
Il caffè napoletano è inimitabile, inutile discuterne. E siccome è anche economico, non è il caso di mostrarsi avari nei confronti di baristi e camerieri. Evitate di uscire da un bar senza lasciare qualche spicciolo di mancia, se non volete che il barista di turno reciti la sua “litania degli improperi” tra i denti, appositamente ideata per i clienti poco generosi.
7) Non cedere ai parcheggiatori abusivi (se ci riuscite)
Parcheggiare l’auto a Napoli è un’impresa abbastanza impossibile. Proprio per questo è nata la figura del “parcheggiatore abusivo”, capace di sistemare le automobili anche sulle scale delle Chiese. Se proprio non riuscite a trovare parcheggio senza il suo aiuto, seguite le sue indicazioni, sorridete alle sue battute, lasciategli la mancia, ed evitate di lasciare oggetti di valore in auto.
8 ) Non sorprendetevi dell’abbondanza
Il traffico è un problema molto sentito dalla popolazione napoletana. A volte, girando per le strade di Napoli, avrete l’impressione che per ovviare al disastroso impatto dei gas di scarico, volenterose famigliole ambientaliste abbiano sostituito l’automobile con più ecologici due ruote. Vedrete, infatti, mamma, papà con due figli e cane, appassionatamente insieme su scooter 50, tutti senza caso. Evitate di additarli quando li vedrete, e sperate soltanto di non intralciare il loro percorso.
9) Non inoltratevi nei vicoli
I vicoli di Napoli, soprattutto la sera, hanno un fascino superbo, ma è sempre meglio evitare di addentrarsi per le stradine periferiche senza una guida autoctona. Il fascino dei vicoli resta tale anche se li guardate da lontano.
10) Non mettere in mostra oggetti preziosi
Evitate di camminare per la città con oggetti di valore addosso. Scippi, raggiri e rapine, soprattutto nei luoghi molto affollati, sono una delle piaghe di Napoli. Il furto del Rolex, ormai, è entrato a far parte dei simboli folkloristici della città come il babà e la sfogliatella.

Attendo i vostri commenti.