Parole della lingua napoletana, quasi dimenticate

AMMAPPUCIA’

Ammappucià, ammappuciare: sgualcire, spiegazzare, sciupare, ridurre a straccio (fig. sfiorire una donna con continui ed audaci palpeggiamenti)

Il sostantivo è ammappuciato: sguacito, spegazzato.

Il termine deriva dal latino mappa, pezzo di tela (o di pergamena), usato per scrivere o disegnare; poi diventate mappe geografiche.

La mappa, nella Roma antica era un panno di lino usato come tovagliolo sulle tavole patrizie. Era detto mappa anche il drappo rosso con il quale i bestiari eccitavano il toro nel circo, come pure il panno che l’imperatore o i magistrati gettavano nell’arena per dare inizio alle corse. Nell’era volgare, la mappa entrò nel rituale liturgico cristiano, per ricoprire gli altari. Nel tardo impero il termine passò ad indicare i libri e gli editti scritti su tela. Gli antichi agronomi chiamarono mappe (perché eseguite spesso su tela) ogni rappresentazione grafica di una zona di terreno, le così dette mappe particellari (chiamate comunemente mappe catastali) costituiscono particolari documenti del catasto in cui vengono descritti i possessi fondiari e le particelle in cui essi si compongono.

Nella lingua napoletana, dove il termine “mappa” ha generato molti neologismi:

.-     Mappina: straccio di canapa per lavare i pavimenti; cencio per spolverare ; donna di facili costumi;

– Mappata : involto di panni, fagotto.

– Mappatella: involtino di cibarie

Si usa anche il termine fare ‘na mappina, trattare in mali modi una persona, come fosse uno straccio;  oppure spiegazzare un vestito.

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