Parole della lingua napoletana, quasi dimenticate 

AMMARTENATO

Questo è davvero uno dei termini quasi del tutto dimenticato o in disuso. Solo e forse qualche napoletano/a più anziano la ricorda ma se la ricorda è soprattutto perché ricorda delle canzoni delle quali la più nota è ‘O nfinfaro, cantata da Sergio Bruni e da Aurelio Fierro; su questo ci ritorneremo ma ora passiamo a spiegare il significato della parola.

Ammartenato era un uomo che vestiva abiti eleganti ma appariscenti, spavaldo nei movimenti e nel camminare e nel parlare; un uomo dai modi e comportamenti guappeschi, quasi un attaccabrighe; di chi assume pose da bravaccio, una persona di pronta reazione che non si fa passare la mosca per il naso.

Il termine, nel gergo della camorra, il martino significava “coltello”, forse dal coltello inciso nella spada di San Martino e quindi chi indossava un coltello era “ammartenato”.

Il termine era anche usato al femminile, ma questa volta non stava ad indicare una donna dotata di coltello ma si riferisce ad un tipo di popolana che, o per bellezza fisica o per agiatezza, prevale e domina su altre meno dotate.

Ritornando alle canzoni che fanno riferimento alla parola ammartenato/a ne ricordiamo solo alcune : Giuvinotto ammartenato  cantata da Enzo Del Forno (vedi You tube); Serenata ammartenata cantata da Mario Trevi ed infine ‘O nfinfero cantata da Sergio Bruni la canzone fu scritta  da i Cioffi (padre e figlio).

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Il termine ammartenato è anche citato in una poesia di Totò (Antonio De Curtis) “Sarchiapone e Ludovico.” Teneva diciott’anne Sarchiapone, era stato cavallo ammartenato, ma… ogne bella scarpa nu scarpone addeventa …..

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