Modi di dire a Napoli- ‘O servizio. (il servizio)

Modi di dire a Napoli- ‘O servizio. (il servizio)

Modi di dire a Napoli- Il Servizio

Chi non ricorda  la scena tratta dal film “Totò, Peppino e la Malafemmina”? Ce ne siamo fatte risate, ma quanti sanno cosa significa SERVIZIO?

La parola servizio deriva dal latino servitium <Servigio>, a Napoli assume vari significati legati alla frase ed al modo di dire.

Aggia fa ‘e servizi: fare le faccende domestiche;

Stare a miézo servizio, ‘a femmena ‘e servizio: servizio domestico;

Servizio ‘e bicchiere, ‘e tazze’ ‘e piatte, ‘e tavula: tazze bicchieri, posate in serie, biancheria da tavola;

fa ‘o servizio ‘a na femmena: coire,togliere la verginità;

Nel video la allusione è riferita ad un altro modo di dire:

Chisto ce fa ‘o servizio: costui ci invade il deretano ( o almeno ci imbroglia)

Da dove deriva questa ultima espressione? Dal CLISTERE, detto anticamente serviziale con il quale si immetteva nell’intestino per via rettale il liquido medicamentoso.

 

NAPOLI STREET Curiosità, come, perché

NAPOLI STREET Curiosità, come, perché

Il libro Napoli Street è  in distribuzione nelle migliori librerie e su internet anche in versione e-book 

Di cosa parla?

Delle Strade napoletane, ovvero di strade che forse e senza forse trovi solo a Napoli, il sottotitolo è : “curiosità, come e perché”. Da questo si evince il perché il toponimo di Via Arenaccia sia così, perché Foria ha questo nome e Mezzocannone? Cosa di particolare ha quella strada o quella altra? Tutto questo lo si trova in questo libro, nel quale oltre a descrivere il come ed il perché è corredato di foto eseguite in gran parte dallo stesso autore ma si avvale di foto di maestri quali Mario Pirone (fotonapoli) e Dante Caporali, con inserti di disegni esclusivi del Maestro Prof. Antonio Ciraci. La prefazione è dell’ architetto Francesco Escalona, già presidente del Parco regionale dei Campi Flegrei.

Sono  160 pagine di una escursione fra queste strade dalla toponomastica particolare  ed esclusiva, un guida particolare, che va da Via Acitillo a Vico Zite al Lavinaio, soffermandosi un attimo in Via Baku e Via e Largo Kagoshima, gli unici luoghi con una toponomastica  non particolare, ma inseriti in questo libro perché essi sono legati a due città gemellate con la nostra Napoli. Una monografia a parte è dedicata a due strade ferrate di Napoli e che ora vivono solo nei ricordi di persone anziane: l’Alifana e la vecchia tranvia provinciale, ovvero il “Papunciello“.Il libro è edito dalla casa editrice napoletana CLEAN, presso la cui libreria in via Diodato Loy 39 (0815514309), tra le altre è possibile acquistare il libro.

altri siti dove acquistare:

Modi di dire a Napoli

Modi di dire a Napoli

Modi di dire a Napoli: Libbàrda /labbàrda

 

Libbàrda /labbàrda : alabarda

 

Il dizionario Treccani definisce alabarda (ant. labarda) s. f. [dal medio ted. helmbart «ascia di combattimento»]. – Arma bianca lunga da punta e da taglio, costituita da un’asta di legno lunga circa m 1,70, che porta a un’estremità, nella sua forma più tipica, una lama larga e tagliente guarnita da una specie di scure da un lato, e da una punta uncinata uncinata dall’altro; fu arma preferita dalle fanterie svizzere, divenuta nel Seicento arma da parata, e ora in dotazione soltanto alla Guardia Svizzera del Vaticano.

A Napoli era una arma in dotazione delle truppe spagnole durante i vicereami spagnoli e poiché era abbastanza alta, i soldati la lasciavano appoggiata ai muri esterni di una locanda o di una casa.

Chella ‘a mise ‘a labbarda ‘a porta: si riferiva ad una donna che era solita ricevere nel suo talamo uno o più soldati spagnoli; altro modo di dire per prostituta.

mettere ‘a labbàrda ‘a porta: significava prostituirsi.

Appoialibbarda: modo ingiurioso di appellare uno scroccatore, sfruttatore o a chi si sbafa a spese di altri; deriva dal fatto che i soldati spagnoli, appoggiata la alabarda al muro esterno della casa, sedevano prepotentemente e senza chiedere permesso alla  tavola senza essere invitati.

Napule chest’è!

Napule chest’è!

Napule chest’è!, si ma cosa è? Ce lo descrive il nostro amico Mario Pirone, curatore del sito Foto Napoli. Il libro dal titolo:” Napoli:la Sirena è di scena“,  consiste di Tredici capitoli, appresso descritti, per raccontare e cantare Napoli nelle sue più nascoste ed inedite sfaccettature: Centro Storico – Napoli Archeologica – Un triangolo di due e più millenni di storia – Capodimonte  Fontane e Porte di Napoli – Da Santa Lucia a Posillipo – Il Vomero –  Tradizione e Folclore – Il dialetto – La pubblicità nel linguaggio umoristico  – Il primo scudetto del Napoli e Diego Armando Maradona  Un volume ricco di immagini e vignette,ben 600, sono presenti nell’opera.  Immergersi in esse, tutto diventa magia. Dice l’autore:<” Da innamorato della mia splendida città, per ben sei anni, dopo migliaia di scatti fotografici, nonché estenuanti e certosine ricerche storiche ed aneddotiche, ho inteso dare alle stampe una reale ed inconfutabile testimonianza di quanto sia bella Napoli, da sempre protagonista nella storia e nella vita. “>  Di esso ne sono state  stampate soltanto 500 copie. Costo del volume  € 50,00, possibile consegna a domicilio gratuita nella città di Napoli, previo accordi. Spese di spedizione con raccomandata rintracciabile: € 4,00 Per contatti, inviare una mail o telefonare. Dr. Mario Pirone e-mail: info@fotonapoli.it 

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Quando la puzza divenda odore

Quando la puzza divenda odore

A Napoli puzziamo.

Io puzzo di tufo e di lava del Vesuvio.  Puzzo di Posillipo, di Partenope, di canzoni cantate in tutto il mondo e tradotte in tutte le lingue.

Puzzo di cozze, di Babá, di sfogliatelle, di dolci fatti in casa e puzzo pure di pasta al pomodoro e basilico.

Puzzo di 3000 anni di storia, di 4 castelli e 365 chiese, 3 reggie. 

Puzzo della prima illuminazione pubblica al mondo, del primo teatro lirico di sempre (S.Carlo 1730 – Re Carlo III di Borbone).

Puzzo di pizza che tutti ci invidiano, di mozzarella che tutti si fanno spedire in tutte le parti d’Italia.

Puzzo per le domeniche passate in famiglia e puzzo per quei napoletani uccisi per difendere la prima ferrovia in Italia, la Napoli/Portici.

Puzzo per la prima università pubblica al mondo, la Federico II di Svevia, anno 1100.

Puzzo del Cristo Velato, di Caravaggio, di Solimena, Ribera, Luca Giordano, Bernini e Canova, puzzo di Totò, di Troisi, di De Filippo, di Pino Daniele.

Puzzo dei bambini che giocano ancora per le strade di Napoli, puzzo di sole, di mare, di scogli, di sabbia.

Tutta questa puzza dà odore alla mia vita.”

Anche la puzza del mare, il mio mare  è odore!

DSC_0049 - Copia

-dal web-

SEBASTA’ – ISOLIMPIADISEBASTA’ – ISOLIMPIADI

SEBASTA’ – ISOLIMPIADISEBASTA’ – ISOLIMPIADI

La stazione Duomo della linea 1 della metropolitana di Napoli, progettata dall’architetto Massimiliano Fuksas, renderà visibile e visitabile, alla sua apertura (forse dicembre 2015), i resti del luogo ove si svolgevano le Isolimpiadi o Sebastà di Neapolis.[NAPOLI - 9]  CAMPANIA/PROVINCIA/02 ... 04/10/12 Cosa erano i Sebastà? Erano giochi che avevano la caratteristica dei giochi olimpici, detti anche isolimpici. Napoli (Neapolis), unica città d’Occidente, ebbe il privilegio di essere assunta a città olimpica e celebrare i giochi olimpici in onore di Roma e di Augusto in quanto i giochi erano vietati in Occidente, ma non in Naepolis, perche? Per prima cosa bisogna considerare che Neapolis , con il decadimento dell’ellenismo della Sicilia e della Magna Grecia, era l’unica metropoli ellenistica dell’Occidente, eccetto quello della Grecia vera e propria. Neapolis, nella prima età dell’Impero, era ancora di lingua greca e non solo, ma anche di istituzioni, di culti e di costumi di vita. Si dice che a Napoli fossero celebrati giochi in onore di Partenope, poi furono un ringraziamento in onore di Augusto per aver aiutato la città sconvolta da un recente terremoto. Gli “Italika Romania Sebastà Isolimpia” furono istituiti con un editto dell’Imperatore, si dice, nell’anno 2 a.C., ma furono celebrati per la prima volta nel 2 d.C., come dimostrato da una iscrizione ritrovata durante i lavori per gli scavi della stazione Duomo, della linea 1 della metropolitana. Durante gli scavi sono state trovate vestigia, iscrizioni e templi che hanno svelato parte della cittadella olimpica. 200003584-2e0e0dac-8989-48e8-95dd-046d439e7c42 Note dicono che fu ritrovato un tempio su podio di un ambulacro che si affacciava su uno spazio aperto delimitato in portico. Questo tempio forse era dedicato al culto dell’imperatore; lo testimonia il ritrovamento di una testa di identificazione incerta, in un primo momento si disse Nerone, poi si pensa rappresenti Germanico o un fratello di Caligola. Al ritrovamento è stato dato il nome di: “Complesso monumentale dei Giochi Isolimpici”. Dopo approfondite ricerche si è giunti alla conclusione che lo spazio delimitato dal portico possa essere una pista di atletica, mentre l’ippodromo sembra essere dislocato verso il mare, alla attuale Via Nolana. La pista di atletica coinciderebbe con l’attuale Corso Umberto. Il ritrovamento di lastre di marmo, alcune in frammenti ma altre conservate quasi integralmente, hanno permesso di approfondire di più la conoscenza di questi giochi in quanto esse portano incise i nomi dei vincitori e la disciplina praticata. Si è venuto alla conclusione che essi comprendevano gare ginniche ed ippiche, nonché gare musicali e teatrali. Le gare ginniche consistevano essenzialmente in gare di corsa, salto in lungo, lancio del disco e del giavellotto, lotta. Le gare ippiche le specialità erano costituite dal tethrippon,, corsa dei carri con quattro cavalli, dalla synoris, carri con due cavalli, e dalkeles, o cavallo montato, in tutti i casi con le categorie di cavalli adulti o puledri. La gara era vinta dal cavallo, dalla biga o dalla qua-driga che per primo tagliava il traguardo, con o senza fantino o auriga, e ciò perché, in tutti i giochi equestri, la vittoria era assegnata non al fantino ma al proprietario del cavallo. 8-507feb546b Una lastra marmorea rinvenuta nelle vicinanze della zona di via Nolana, ovvero in via S Anna alle Paludi, può essere messa in relazione ai Sebastà, essa si riferisce alle vittorie di Marco Aurelio Emagora di Magnesia al Silipo, un lottatore. Le corone in rilevo sono in riferimento alle sue vittorie. 2459 Come si diceva , l’anno della prima edizione è datato il 2 d.C., questo è dimostrato da una iscrizione riprovata durante gli scavi, non si ha però data certa per la ultima edizione , si presume siano continuale fino al III- IV secolo. Per saperne di più si invita a visitare i siti: https://www.academia.edu/3533661/I_Sebasta_di_Neapolis._Il_regolamento_e_il_Programma http://docenti2.unior.it/doc_db/doc_obj_18726_22-10-2010_4cc1ce2644c39.pdf Siti davvero interessanti dai quali sono state tratte le informazioni riportate. Nel museo archeologico di Napoli ci sono altri reperti. Isolimpiadi Aspettiamo con trepidazione la apertura della stazione Duomo, in piazza Nicola che come di evince dalle foto sarà un altro fiore all’occhiello per la nostra città. Galario Gennaro ©